un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

venerdì 16 ottobre 2015

Le ore innevate


Cos’è quello? Un fiocco di neve? Impossibile, sarà frutto della mia immaginazione...

Angelica aspetta la neve. Da sempre. 
Ma anno dopo anno, secolo dopo secolo le speranze che quel candore copra di nuovo la sua Firenze e l’amato Arno scemano come aloni di foschia spinti oltre l’orizzonte dal vento malandrino. Non nevica più. 

Lei non aspetta la morte, o un regalo sotto l'albero: solo la neve. Oh un tempo erano più clementi con una povera diavola che brama la neve con tanta impazienza, la accontentavano più spesso. Ormai sono quasi duecento anni che non nevica. Gli intervalli tra una nevicata e l’altra si vanno dilatando a cavallo del tempo e dello spazio come voragini profonde, sì che rincorrere le scie lasciate dai ricordi è l’unico modo per rivederla. I ricordi sono come le righe tracciate sul cielo dai fiocchi che scendono: il tempo di vederle, immaginarle e sono già sparite. 
Sembra che me la vogliano far dimenticare quell’atmosfera fatata. E il silenzio?, oh il silenzio che c’è con la neve?, pensa addolorata. Da quando non nevica più Angelica ha cominciato a invecchiare, e quel piccolo capriccio infantile sta assumendo i colori più adulti dell’insoddisfazione e del rammarico per una bellezza che si fatica a riesumare tanto è lontana, per qualcosa che non arriva mai quando è il momento buono. 
La nonna le aveva raccontato storie e aneddoti sulla Firenze innevata. Le diceva: "Amo Firenze coperta di neve come amo te, bambina mia. Quando è gelato, l’Arno sospira e parla, basta saperlo ascoltare. A guardarlo, a camminarci su mi sento come Dio". 

Ci era andata con la nonna a vedere il fiume ghiacciato, eccome se ci era andata! Era il lontano 1269. Accadde durante un pomeriggio di febbraio così smarrito sotto la coltre di infinite stagioni e primavere che quelle ore trascorse a passeggiare sulle rive ghiacciate, mentre la bufera non dava tregua un solo istante, sembrano quasi un vagheggiamento onirico della sua mente. La nonna la prese per mano e la guidò in mezzo al candore assoluto. I suoi occhi, abituati com’erano alle tinte scure e alla penombra della soffitta, non avevano mai visto un bianco così bianco; dovette chiuderli per un attimo. Angelica faticava a rimanere in piedi, così la nonna, in preda a risate gioiose, la aiutava a rimettersi in piedi su quel manto spugnoso. Poi le buche? Due o tre volte finì con la neve che le arrivava quasi fino al collo. Angelica non era affatto arrabbiata per quei trabocchetti che la sua Firenze aveva disseminato in ogni dove, anzi: erano come gli scherzetti che le facevano gli altri bambini. Non aveva mai visto la nonna così felice. A volte lo faceva apposta a scivolare, tanto per sentirla ridere ancora. 
Ah le esperienze passate! Palline colorate scappate di corsa sotto un armadio, che non tornano da te nemmeno a gridare: “Vieni qui!”, e Dio solo sa quanto Angelica ci abbia provato a gridare. Perché quando arriva un momento così speciale nessuno ti avverte o ti dice di stare in guardia e cogliere ogni sensazione, rumore, odore perché ciò che sta a venire lo rimpiangerai per tutta la vita? Ogni tanto se si sforza riesce a vedere la nonna: i lineamenti dritti poco belli, la voce a metà tra uomo e donna, gli occhi semi-chiusi mentre pregava... ma Angelica è certa di aver perduto tante altre piccole cose. 
Quest’anno pensa più spesso del solito a quel pomeriggio nevoso. Chissà perché. A febbraio saranno novecentoquaranta anni che cadde quella neve, la prima della sua lunga vita. Capita che Angelica si colpevolizzi e si torturi fino allo sfinimento quando non riesce a collocare gli anni, gli avvenimenti e le persone, ma poi alla fine sorride e si perdona. Sfido chiunque a mantenere una memoria delle sensazioni, del corpo per un tempo così lungo!

Fuori sembra che quei batuffoli abbiano smesso del tutto di cadere. Lo sapevo, era solo la mia mente bacata... Che tristezza...

Ogni volta che nevica Angelica torna in vita, si rianima e danza sull’Arno ghiacciato. Muovendo i piedi velocemente quasi che fossero pattini svolazza da una riva all’altra come una scintilla di fuochi d’artificio impazzita e senza direzione. Il resto del tempo, quando non nevica, lo passa a meditare adagiata sulla sua vecchia poltrona, accanto alla finestra che dà sull’Arno. È ingrigita paurosamente da qualche secolo a questa parte. Nessuno pensa più a me, è il pensiero perpetuo che azzanna e inghiotte ogni altra idea. Non vedrò mai più la neve e mi spegnerò. Già non sente più mani, gambe, braccia, piedi, dita, niente. È diventata piccola piccola col passare dei secoli, smagrita e leggera. Per lei la neve è il segno che qualcuno le vuole bene - che sia Dio, un animale, un’entità astratta o un uomo non importa. È come un regalo di compleanno indovinato o una risposta azzeccata a una domanda che ti eri fatto solo nella mente. Chi ti conosce sa cosa desideri, conosce le risposte.

A giugno Angelica compirà novecentoquarantaquattro anni. Orlando mi fa un baffo!, mormora sorridendo al pensiero di quel personaggio così simile a lei. L’unico. A volte sogna che qualcuno possa aver parlato a Virginia Woolf di lei, magari dopo averla vista alla finestra o giù al fiume durante le ore innevate, e che quindi la scrittrice si sia ispirata proprio a lei per il personaggio di Orlando. E se invece fosse stata lei stessa a vederla durante una vacanza qui a Firenze? Si sa, gli artisti hanno sensibilità tutte loro, vedono più dei comuni mortali... E se Orlando fosse esistito/esistita realmente? Sei solo una fanatica, nessuno ti vede, stupida ragazzina superba e montata, si rimprovera quando nella sua mente quei disegni gonfiano, esplodono come colline che non resistono più nel loro orizzonte lontano. 
Quando la madre l’ha messa al mondo per poi abbandonarla alle cure della nonna, certo non era a conoscenza del miracolo che si era portata in grembo per nove mesi. Aveva partorito una creatura unica, magica. 
Angelica non muore. 
Ha dovuto abituarsi alla morte degli altri, altrimenti sarebbe diventata pazza. La prima (e più importante) fu quella della nonna. La trovò distesa a terra sul pavimento di pietra. Nonna, nonna, nonna, chiamò disperata. Nulla. 
La lasciò sola, ad aspettare la neve. Da lì in avanti la sua è diventata una vita solitaria. Oh non è facile vederli andare via. A un certo punto gli altri smettono di esistere, puf! e di punto in bianco spariscono, mentre tu rimani. All’inizio, per un po’, Angelica, assieme alla neve, aveva atteso anche la sua, di morte. Ma niente, lei non svanisce. La neve almeno una volta all’anno veniva a trovarla, ma la morte no. Ora nemmeno più la neve...

Un altro cristallo cade dal cielo. Bello grosso, però. Come posso fidarmi dei miei occhi desideranti? Tante volte mi hanno ingannata, pensavo fosse neve invece era solo il pulviscolo in controluce... Un solo fiocco... Ehi voi lassù! Smettetela di prendervi gioco di me, non è carino!

Quante nevicate ha visto! Ogni volta è una festa. Certo ha delle preferenze. Quella del 1269 ovvio è la prediletta, perché c’era la nonna. E nel 1493? Un carnevale! Quell’anno lo ricorda anche per un altro motivo. Mentre correva sul fiume sentì parlare di una statua di neve scolpita da Michelangelo su richiesta di Piero de’Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico. Un giovincello molto carino. Angelica moriva dalla curiosità di vedere la statua. Così il giorno successivo uscì dalla soffitta, sgattaiolò nel cortile e la vide. Un angelo gigantesco che guardava verso il cielo. Bellissima. Lì vicino all’angelo trovò Piero che giocava con gli amici. Amore a prima vista. Da quel pomeriggio di tanto in tanto ha cominciato a pensare a lui, e mentre lo fa sente dentro un calore che non sa definire, un focherello che arde e le dà pace. Un giorno le è sembrato che Piero stesse guardando su proprio verso la sua finestra. Che sciocchezza! Tieni a freno l’immaginazione, Angelica, ripete continuamente a se stessa quasi si tratti di un’antica nenia.
Nel 1510 si divertì un mondo a guardare le corse di cavalli sull’Arno ghiacciato, applaudiva e rideva seduta sulla riva. Durante le furiose nevicate del 1929, accadde la cosa più strana ma indefinitamente piacevole di tutta la lunga e solitaria vita di Angelica. Poiché molti fiorentini erano rimasti senza casa a causa della neve e del maltempo, qualcuno decise di mandarli su, nella vecchia soffitta di Angelica! Tutti ammassati assieme a lei! Fu una festa. Doveva essere stato il Comune a prendere quella decisione. Non si curavano della polvere né dello sporco né di lei, andavano e venivano come pareva a loro, ma Angelica fu ugualmente pazza di gioia che infine degli esseri viventi popolassero il suo, di mondo; per una volta non era stata lei a invadere il loro durante le ore innevate! Fu in quella occasione che sentì raccontare la storia di Orlando e di Virginia Woolf. Per passare il tempo un professore molto colto e gentile narrava agli altri sfollati aneddoti, biografie e romanzi celebri. Avida di conoscenza, umanità e vita Angelica raccolse ogni parola come un miracolo e se si staccava dal professore era solo per fare le sue solite scivolate in Arno - a quelle non poteva assolutamente rinunciare!

Altri venti, trenta fiocchi. Angelica si sporge dalla finestra. Possibile? Nonna, dimmelo tu cosa devo credere. Eri così pratica, terrena... Ah è una guerra quotidiana quella che si combatte tra realtà e fantasia!

Nel corso degli anni vennero altre nevicate ancora, ma sempre meno, fino all’ultima neve che risale al 2010. Poi più nulla. Sono esattamente centonovantanove anni che non nevica. Cos’è accaduto? Angelica non sa spiegarselo. Cosa porta chi decide la sorte di ogni cosa ad abolire la neve? Qualcuno deve avere fatto qualcosa di brutto per meritarsi una punizione simile. Sorride. Sa che non è così semplice, non si risolve tutto con la logica... il mondo è una faccenda dannatamente complessa, ed è consapevole che nessuno può arrivare a capirlo fino in fondo, tantomeno lei che non è né una filosofa né una donna di mondo! Oh Angelica è semplice, modesta, non ha grilli per la testa. La nonna le ha trasmesso questa attitudine. Chi sei tu per giudicare? 
Cosa sei tu? 
Non so lo sa. Un’anima. Forse è la definizione che più le si addice. O un grumo interstellare di energia finito sulla terra per caso. Ad ogni modo è un’entità pensante che si emoziona anche se non è dotata della corporeità degli uomini. Aria, neve, polvere, corpuscoli che appaiono in controluce... Angelica le definizioni ci ha provato a darle, ma cambia continuamente idea e sente la mente esplodere. Eppure il corpo un tempo l’aveva, gli altri bambini la vedevano, giocavano con lei e le parlavano. Era quando la nonna era in vita. Cos’è cambiato?

Anche Piero è morto, lo sa, ma a volte fantastica su di lui, sull’idea stupida che anche lui sia “vivo” alla stessa sua maniera, magari intrappolato in qualche soffitta. Mi pensa e un giorno ci incontreremo... Ah cos’è la vita senza i sogni!
Certo ogni vita è fatta di alti e bassi, e quando vivi per novecento e passa anni non puoi pretendere solo bei momenti e attimi di gioia, Angelica lo sa. Ha passato dei momenti bruttissimi, di tristezza assurda e indicibile. Quando non accadeva nulla. Quando non bastava più scorgere le persone, i visi, i sorrisi, le parole giù in strada per sentirsi parte di qualcosa. Quando il cielo e le colline lontane non avevano nulla da raccontarle. Quando sentiva di perdere la ragione.
Poi questi momenti passano per fortuna. Oh se c’è una cosa che Angelica può dire di avere imparato è che tutto passa, nulla resta con lei. Le bolle che contengono gli altri, le loro vite, i loro desideri vorticano attorno a lei come fiocchi impazziti in preda alla bufera di neve senza mai sfiorarla. Lei guarda, osserva, studia - come al cinema. A volte si riflette in quelle bolle, in quei gusci, ma poi torna in sé e accetta il fatto che lei è unica e irripetibile. Altra verità appresa con l’esperienza è che solo tu guardi il mondo da quel determinato angolo.
Non è che si sente saggia, per carità! Si sente come la lana fatta di polvere che cresce e cresce in soffitta attorno a lei, lana che nessuno vuole e tutti eliminano. A lei non dispiace. L’idea di spegnere l’esistenza di qualsiasi altra entità la fa rabbrividire. Diciamo che non ha ricevuto in dono alcun tipo di prepotenza o voglia di sopraffazione. Angelica sopporta tutto, accetta tutto. Non vuole comandare nessuno e niente.

Oggi è uno di quei giorni con il cielo chiaro, “l’ azzurrino di marzo” lo chiama lei (in realtà non sa se sia marzo, ma le piace pensarlo). Giù in strada ci sono persone che passeggiano lungo l’Arno, lente avanzano attraversando le ore lievi del pomeriggio per giungere affamate all’ora del desinare. Ecco finalmente qualcosa in comune! Angelica e gli uomini attraversano entrambi il tempo: lei i secoli, loro i minuti, le ore, le stagioni - che differenza fa? 

Altre minuscole stelle rigano il cielo. Righe come ricordi. Sembra proprio neve! Sta proprio nevicando! Oddio che felicità immensa! Devo andare! Non vi sono più dubbi!
Infatti anche le persone là fuori guardano il cielo smarrite e divertite. Non hanno gli ombrelli per ripararsi, ma si sa la neve è meno insidiosa della pioggia e la sensazione del fioccare regala una strana quiete all’animo. La neve a marzo! Non capita spesso. Angelica si alza in piedi sulle sue gambe malandate, pigre per l’inazione che caratterizza la sua esistenza. Si erge in piedi sullo stipite della finestra e via! Si lancia giù. Va a godersi la nevicata in un cantuccio vicino all’Arno. Non riesce come ha sempre fatto ad aspettare che tutto sia ghiacciato, coperto di neve: tanta è la frenesia che deve godersi ogni attimo. Prima di rivedere l’amata neve del resto potrebbero trascorrere altri due o tre secoli, o l’eternità intera...

Arno, sto arrivando! Chissà che questa volta non ci sia anche Piero...

2 commenti:

  1. Please explain what this post is about. I have translated it, but I think something got lost in the translation.

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    1. Hi! It's a tale about a "little" girl named Angelica who lives her solitary life hidden in Florence. She loves the snow,because her grandma used to bring her in the snow when she was a child. She isn't a normal girl,as she is more than 900 years old...it's a spirit surviving to her human life. Now,after years and years without snow,she's getting older and sad. But in the end, when it finally snows,she runs in the streets, happy and excited. For her snow is a sign of peace and love... Bye! Thanks, Gabriele

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