un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

sabato 31 ottobre 2015

Il palo della funivia che finì nell'Arno


Il taxi mi sta portando da qualche parte, non so bene dove, credo lungo il fiume. Almeno qui c’è il tassista che guida, e conosce le strade, i percorsi, le vie, le scorciatoie. La mia vita invece non ha mai avuto direzione, lei no. Non riesco a portarla da nessuna parte. Non conosco le strade, i percorsi, le vie e le scorciatoie che la popolano, infatti non guido. Né la macchina né la vita. Ferma, immobile al capolinea (o al blocco di partenza?). Lui corre, esperto e un tantino esibizionista. Penserà: adesso faccio colpo sulla signora. Signora! A malapena raggiungo la definizione di essere umano! Proprio Signora non mi ci sento. Ecco i suoi occhi nello specchietto, mi infastidiscono: non capisco se guarda me o le macchine dietro, insomma se cerca un diversivo o se fa solo il suo lavoro. Sosta in coda. Mi sembra di riconoscere un’amica, la saluto, mi guarda con aria interrogativa, non era lei. Per fortuna il semaforo diventa verde. Partiamo. 

venerdì 16 ottobre 2015

Le ore innevate


Cos’è quello? Un fiocco di neve? Impossibile, sarà frutto della mia immaginazione...

Angelica aspetta la neve. Da sempre. 
Ma anno dopo anno, secolo dopo secolo le speranze che quel candore copra di nuovo la sua Firenze e l’amato Arno scemano come aloni di foschia spinti oltre l’orizzonte dal vento malandrino. Non nevica più. 

lunedì 12 ottobre 2015

La strada morta


Altro tentativo.
Qualcuno riesce a sentire le mie parole?
Ehi c’è nessuno? Tutto inutile.
Nessuno si accorge più di me.

Vengo calpestata di rado e nessuno si ferma qui. Una strada morta, ecco cosa sono. La superstrada qui a fianco ruggisce, grida come una belva infuriata. Mi terrorizza. Io invece sono solo un inutile screzio al paesaggio ormai. Un avanzo di qualcosa che non so nemmeno cos’è. Nessuna utilità, nessuna funzione. Non porto da nessuna parte. 
Ah Teresa, quanto mi manchi! Per te sì che ero importante, venivi tutti i giorni a farmi compagnia, a passeggiare. Riconoscerei il tuo passo tra un milione! È una vita che non ti vedo, chissà dove sarai ora, in questo istante, anziana amica! Senza di te, le mie sono solo parole nel vento. Tu mi ascoltavi. 

mercoledì 7 ottobre 2015

Anelli mancanti


«Oh, be’, che importa, 
è questo che dico sempre, 
mi tornerà in mente, 
è questo che trovo meraviglioso, 
tutto ritorna in mente. (Pausa) 
Tutto? (Pausa) No, non tutto. (Sorride) 
No no. (Il sorriso cade) Non proprio. 
Una parte.»

Giorni felici, Samuel Beckett


Quando lascio gli occhi liberi di andare, non esitano affatto, no, vanno, non si fermano. Vengono da te e lì riposano, laidi, beati, sordidi occhi, che si attaccano a un’anima, una vita che non è più vita, anima, ma morte perpetua, sarabanda tenebrosa e occulta che attanaglia i sentimenti veri, morde il presente e lo avvelena. Sei realmente tu ciò che vedono?
Non ho più niente. Per questo sono qui, in Toscana, per vivere di te e solo di te un’ultima volta. Mi trovo a rivedere luoghi, carpire olezzi e riconoscere volti di un tempo svanito, quello che ho vissuto con te. Ormai valicato l’oltretomba – io!, non tu, sia chiaro – marcio, anzi marcisco, a passi cadenzati verso il delirio acuminato degli spasmi postumi di un amore, martirio di una donna che non ha più nerbo, orgoglio. 
Ahimè la tragedia è dietro l’angolo.

sabato 3 ottobre 2015

Il ramo e la bambina


I rami non parlano. O meglio: parlano, ma nessuno li ascolta. La nostra è una lingua a sé. Doni le tue parole al vento che dove le porterà non si sa. Come soffioni, palloncini e uccelli, il cielo sterminato(re) le inghiotte senza pietà.

Sono un ramo di pioppo. Ho raggiunto un’altezza tale che parlo, parlo e nessuno risponde.
Ah, l'altezza.