un Blog di Gabriele Cecchini


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giovedì 20 agosto 2015

Tramonti quasi precoci sull'acqua calma


Il signor Miniero ogni giorno attendeva che la felicità facesse la sua apparizione, in mezzo alla folla.
Stufo di lavorare ai suoi vascelli, se ne stava alla finestra del suo studiolo e guardava fuori con interesse. Avere interesse per qualcosa era più una definizione che una casualità per lui. E ogni giorno dal mezzo buio del suo antro pieno di reminescenze e arnesi, cimeli e vecchi avanzi di memorie si metteva lì, appoggiato al vetro e potete scommetterci che trovava sempre qualcosa di magico, insondabile oppure cristallino, evidente in sé. Dopo le molteplici avventure per mari e terre sconosciute, Gianni Miniero aveva sviluppato un fiuto spiccato nel riconoscere la vita nelle sue forme, irregolarità e scherzi. Bastava un'occhiata fuori dalla finestra e subito si divertiva o si dispiaceva per qualcosa.
Non si stupiva di nulla, questo è chiaro - tante ne aveva viste e tante ne aveva vissute. Semplicemente si godeva i pezzetti di esistenze che si presentavano ai suoi occhi attenti, svegli, sereni. Questo accadeva ora che iniziava a diventare troppo vecchio per lavorare tanto come un tempo - ormai si stancava subito o peggio si tediava. Ora che gli anni avevano un sapore dolciastro e mai troppo deciso. Quando un passatempo diventa peggio di un lavoro, è giunta l'ora di allentare gli ormeggi e dedicarsi ad altro, aveva detto alla moglie. I minuscoli velieri che aveva fabbricato per anni e anni, se un tempo erano stati per lui un mezzo di salvarsi, per raggiungere una serenità interiore, improvvisamente e senza avvisarlo avevano perso quella luce magica che tanto lo affascinava, lasciandogli solo un po' di malinconia, come un antico ricordo di gioventù. Così il signor Miniero si era dedicato all'osservazione. Erano passati già dieci anni da quei brutti giorni in cui il passato era venuto a riscuotere i suoi debiti - quando quella donna si era presentata alla porta -  e proprio da allora erano iniziati i malumori e gli affanni. La noia.
In fondo era come se la sua vita passata fosse tornata da un lungo viaggio nell'universo attraverso galassie e pianeti per ricordargli che c'era, per far sì che non si dimenticasse di lei, portandolo a uccidere quella donna senza scrupoli, per giunta. E lui, ricordando tante vecchie magagne, suo malgrado si era trovato ad abbandonare una certa leggerezza, un'attitudine che l'aveva sempre contraddistinto, senza possibilità di tornare indietro.
Così, oltre al lavoro anche la moglie lo annoiava con i soliti sermoni, le trivialità ripetute più volte al dì e i piccoli rimbrotti che si fanno quando si diventa vecchi. Un tempo avrebbe sorriso di tutto, ora sospirava e guardava fuori dalla finestra. Era l'unico passatempo che riusciva ancora a strappargli un briciolo di vitalità, un ricordo vivo di quell'essenza che lo definiva. Un insperato, tardivo dono cui si aggrappava con tutte le sue forze, quasi che fosse convinto che sarebbe stato l'ultimo.
La signora Miniero lo derideva per questa fissazione, come diceva lei, di guardare fuori dal suo minuscolo acquario. Sei solo un vecchio rimbambito, lo apostrofava. Lui le rispondeva che era solo gelosa perché si appassionava a qualcosa, mentre lei non faceva altro che parlare di soldi e stupidaggini - non aveva interessi. Un tempo non le avrebbe risposto a quel modo, ma come si diceva: ormai stava invecchiando, e ne era consapevole dopotutto.

Tutto era iniziato un giorno di novembre di qualche mese prima. Si era tirato su dal letto a fatica - le ossa gli facevano più male del solito - e, dopo il solito caffè mischiato col cioccolato, aveva raggiunto la sua postazione di vedetta. Si mise con le gambe distese sul vecchio divano e con la testa girata di lato guardò fuori. Scoprì che non c'era niente di meglio da fare per combattere l'uggia che starsene lì a ficcanasare nel mondo esterno. Essendo lo studio per metà come conficcato nel terreno, le vetrate arrivavano proprio all'altezza della sua testa, così che se abbassava lo sguardo in preda ad un colpo di sonno, e accadeva spesso, si ritrovava a guardare piedi e borse dei passanti. E questo lo divertiva un mondo.
Fu al risveglio da uno di questi colpi di sonno che iniziò a vedere la felicità. Si trattava di un piccolo focherello che saltellava in mezzo alla folla delle ore di punta, giocherellava sola soletta con la foschia che saliva dal mare al mattino presto, si attaccava alle vesti dell'ultima signora che si affrettava nella sera o alle manine di una bimba che tornava da scuola. Ogni volta che la vedeva era una festa e non sapeva perché l'aveva istintivamente chiamata con quel nome che richiamava un concetto così sfuggevole, ingannevole a volte, inesistente forse. Magari perché gli aveva strappato una risata infantile e sincera, o perché già si stava stancando anche di quel piccolo rito quotidiano di guardare fuori... Ancora: per quei minuti di terrore, di vuoto e stordimento che non la smettevano di assalirlo poco prima di dormire, a letto. Fatto sta che la felicità, quella fiammella piccina che sgambettava davanti al suo acquario, coi suoi scherzetti nell'animo di Gianni Miniero destava una bonarietà che lo rigenerava.
Un venerdì sera, dopo essersi appisolato sul suo divano rosso porpora, di colpo aprì gli occhi e la vide arrivare. Era più grande della solita fiammella, e più che fare le solite marachelle, questa volta si divertiva a prendere d'assalto i passanti e ricoprirli col suo chiarore arancione in tutta la loro figura, poi tornava piccina e quando trovava una persona che le piaceva, prendeva di nuovo a lambirla, come a inghiottirla.
La sera precedente, prima di addormentarsi, aveva parlato alla moglie di quel curioso fatto. "Sai che qualche volta vedo la felicità che passa per strada?" aveva detto. "Dove?" aveva chiesto lei con i soliti occhi lessati. "Fuori, in mezzo alle persone, salta e si diverte, e io con lei". "Gianni Miniero, stai diventando uno di quei vecchi bizzarri e fuori di sé. Stai marcendo". Lui si sentì offeso, quasi tradito, ma non disse nulla, la guardò a lungo, quasi che dovesse essere l'ultima volta che la guardava.
Mentre la felicità fuori in strada scherzava con le persone, ripensò alle parole della moglie. La signora Miniero non era in casa; era uscita presto quella mattina per andare in città e non si erano più visti, sarebbe tornata a momenti.
La felicità, stufa di essere guardata e di starsene fuori, entrò dentro a trovare il Signor Miniero. Non l’aveva mai fatto! Scemò veloce - ma dolce! leggera! - da sotto lo stipite della porta, si infilò sotto i vetri o forse li attraversò, chissà. Circondò Gianni Miniero con la sua luce arancione, prese come ad accarezzarlo in volto, sulle mani e sul collo. Lui la lasciò fare e prese a ridere di gusto - la felicità gli stava facendo il solletico. Pensò ai tempi in cui sua madre che lo accarezzava scherzosamente per farlo ridere proprio come stava facendo quella fiammella, poi al colore di certi tramonti quasi precoci sull'acqua calma, con l'arancione che si mescola al blu dell'Oceano proprio come stava facendo con lui la felicità in quel momento.
La felicità prese il signor Miniero per mano e se lo portò via con lei fuori dalla finestra. Lei danzava davanti e lui la seguiva allegro.
I vascelli, che in fondo tanto erano stati amati da lui, si godevano lo spettacolo dei riflessi ramati che inondavano la vetrata dello studiolo ormai vuoto.


Poco dopo la signora Miniero trovò il marito lì disteso sul divano: senza vita, sorridente, immerso in un chiarore azzurro-blu che ricordava tanto il mare calmo subito dopo il tramonto.

3 commenti:

  1. Questa volta sono rimasta senza parole. Non me l'aspettavo, ecco... Ero andata in un'altra direzione. Il Signor Miniero ha un che di familiare, lo sento affine: anche a me piace guardare, osservare, peró io ancora mi stupisco, e tanto...
    A vedere la felicità come lui, un giorno!(lontano, ovvio - ma già che ci dovrà essere... )... :))

    Incomincio a riconoscere l'impronta dei tuoi personaggi... :)

    Ah! Grazie per essere passato da me, mi fa piacere: qui sarei comunque tornata, ho proclamato Una storia e via, accompagnatore ufficiale dei miei infusi pomeridiani (quando riesco a farmeli e godermeli)... Oggi: ribes, ginseng, vaniglia e signor Miniero.

    Ciao! Buona domenica sera :)

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Sì Regina,ho fatto giusto un salto,ma passerò con più tempo e leggerò. Non so da dove viene questa atmosfera quasi fiabesca, non mi capita spesso,però mi diverte, mi permette di tuffarmi in un mondo parallelo. Grazie una volta ancora, Regina, di cuore. A presto. Ps buonissimo l'infuso di oggi! L'idea che una persona si dedichi a leggere i miei racconti...è uno dei regali (inaspettati)più belli che abbia mai ricevuto,e ha tutto un altro sapore rispetto ai regali materiali..

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