un Blog di Gabriele Cecchini


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martedì 11 agosto 2015

Black girl


Una busta rosa, proprio quello che temeva. Carly non aveva il coraggio di aprire la cassetta della posta, sapeva benissimo cosa contenesse quella lettera. Non poteva essersi smarrita?
Impossibile, il sistema elettronico architettato dal governo per lo smistamento della posta non ammetteva errori; l’ultimo caso di una lettera smarrita, nel lontanissimo 2068, finì sulle prime pagine di tutti i principali siti di informazione. O forse c’erano ancora i cartacei? Che confusione le stava provocando quando uella dannatissima lettera rosa...
Entrò in casa ignorando completamente la cassetta della posta.
La porta non fece in tempo a chiudersi automaticamente dietro di lei che vide la faccia della sua vicina Dora comparire sul monitor piazzato all’ingresso.
«Carly?» gracchiò con la sua voce nasale causata da una intervento chirurgico al naso mal riuscito. Che faccia tosta quella curiosa! Non la sopportava più, sempre con quegli antiquati bigodini addosso... come se dovesse uscire da un momento all’altro per un incontro galante! Figuriamoci! Da ben quindici anni non poteva uscire di casa, a causa dei suoi gusti sessuali stravaganti - si vociferava le piacessero gli uomini di colore, ormai banditi dal Paese da anni.
«Carrrrly! Non hai visto cosa c’è nella tua cassetta della posta? Mi è sembrato di vedere qualcosa di rosa... Ricorda “Ignorare una comunicazione governativa è la cosa peggiore che un cittadino modello possa fare!”».
Oddio... ormai lo sapeva anche Dora... non poteva rifiutarsi di leggere quella comunicazione governativa. Uscì di nuovo e prese la lettera con mani tremanti. Appena entrata spense i monitor, o meglio quelli che le era permesso spegnere (fortunatamente era in suo potere isolarsi da quella pettegola di Dora). Non poteva fingere di essere sorpresa da quella lettera, almeno non con se stessa.
Il suo comportamento era stato inequivocabilmente scorretto. Tutto per quel suo gusto masochista di voler distinguersi dagli altri, tendenza ormai fuori moda, anzi fuori legge.
Ecco cosa successe il giorno precedente, il 28 giugno del 2099.
Sally, la sua amica d’infanzia - erano state messe al mondo lo stesso giorno nello stesso ospedale, entrambe con l’inseminazione artificiale - si presentò a casa sua in uno stato di frenesia fuori del normale. Alta, magra (inutile dirlo, visto che ormai tutti erano magri, grazie agli incentivi governativi per gli interventi di liposuzione) e seducente, era la classica bionda tutta curve e tacchi alti (aveva vinto anche il bollino rosa come “Bionda della contea”), tanto classica che spesso la scambiavano con altre bionde del circondario (addirittura la fermavano e la salutavano persone che non aveva mai visto).
«Carly, come posso non dirti una cosa che vorrei dirti con tutta me stessa? So benissimo cosa faresti, e mi sentirei terribilmente in colpa per la punizione che ti verrebbe inflitta... Sei così ribelle tu... non voglio rovinarti la vita!».
«Allora non dirmela! A ogni modo, se verrò punita per qualche motivo, la colpa sarà solo mia».
«Sì, ma questa cosa non la verresti mai a sapere se me ne stessi zitta...». Intanto ingurgitò la caramella calmante che Carly le porse, vedendo nel suo PBC (Personal Body Controller) salire i battiti in modo violento.
«Mi stai agitando, Sally».
Carly raccolse i capelli castano scuro in uno chignon che annodò con una spilla al cranio. Già il fatto di essere scura di capelli le aveva causato non pochi problemi: ormai il 98% delle ragazze erano bionde. Si diceva che fosse una BG, una “Black Girl”, cioè una ragazza un po’ stramba e fuori del normale.
La pubblicità, il vero motore del governo per propagandare ogni cosa (tagli di capelli, colore della stagione, giubbotti, altezza dei tacchi, ecc.), era in realtà un’imposizione, viste le sanzioni di ogni tipo che venivano applicate a chi faceva di testa sua.
«Insomma te lo dico. Ho conosciuto una ragazza in chat che possiede un vestito di quelli che cerchi da decenni».
«Lungo, nero, con la schiena scoperta e la scollatura esagerata?».
«Sì, lo tiene in un posto assolutamente top secret, e non sa che come liberarsene, ha paura che la scoprano...».
«Come mi piacerebbe averlo... so che il governo proibisce di attaccarsi al passato e cerca in tutti i modi di annullare i nostri legami affettivi, ma è l’unica cosa che ricordo di mia madre... ce l’ho ancora davanti agli occhi quella fotografia scattata davanti al teatro dell’opera con indosso quel vestito fantastico...».
«Come sei antiquata, Carly! Ti ammiro tanto però, lo sai.
Tua madre ormai è morta da quindici anni, devi fartene una ragione! La morte è niente, ricordi? Non si fanno neanche più i funerali! Non esistono più neanche quelle macabre usanze di conservare le ceneri dei defunti, che orrore!».
«Lo so, lo so, sono fuori tempo, sono un residuo organico di un’era che non esiste più... mi sento terribilmente vuota in
questo mare di chip, computer, circuiti...».
«Beh, allora ucciditi! Ce lo hanno insegnato chiaramente fin da bambine a scuola: «Meglio uccidersi che disobbedire al Governo».
«Lo so... “Non chiedere mai il perché delle cose, vanno così e basta”... che filastrocca odiosa»... Carly sapeva che se qualcuno avesse udito quelle parole per lei sarebbe stata la fine. Non aveva neanche controllato che tutto fosse disconnesso... forse desiderava davvero che qualcuno la sentisse, così avrebbe fatto la fine che meritava e che in fondo in fondo desiderava.
«Su, su, dimmi come fare per rintracciare questa ragazza».
Come era suo solito, Carly stava agendo senza pensare realmente alle conseguenze delle sue azioni. Spesso si era trovata ad agire d’impulso, per poi rimpiangere quello che aveva fatto.
Il guaio più grosso era che questa volta stava davvero correndo un grosso pericolo. Erano tempi duri quelli. I disertori
di ogni tipo erano fatti sparire in qualche modo: giornalisti che polemizzavano per l’impossibilità di esprimersi, attori che
mostravano un’immagine troppo scandalosa o trasgressiva, stilisti che lanciavano mode non permesse, gente comune che semplicemente cercava di vivere la propria vita.
Carly ricordava spesso con nostalgia le parole di sua nonna, una delle poche testimoni di un mondo che non esisteva più
da tempo: «Mi dispiace doverlo dire, cara Carly, ma stai vivendo l’epoca più nera e soffocante dell’umanità... Ero abituata a
parlare, uscire, correre, cambiare idea, esprimere rabbia, dolore, rancore... oggi tutto questo non ha più alcun senso. L’unica
cosa che si possa fare, per salvarsi, è morire; è davvero l’unica libertà che c’è rimasta, che mi è rimasta. Ecco perché mi tolgo la vita, a settanta anni, quando potrei viverne tranquillamente almeno altri quaranta, con le tecnologie odierne. So che
tu puoi capirmi, perché sei come me. Un grosso abbraccio e scappa, se puoi. Con infinito affetto, quello antico che mi ha
insegnato mia madre».
Trascrisse tutti i racconti della nonna sulla sua giovinezza, su quel mondo ormai scomparso. Inutile dire che li nascose in un posto assolutamente segreto, che conosceva solo lei.
Ecco cosa aveva fatto: si era comprata un abito nero. Solo questo, non aveva ucciso, rubato: niente di tutto questo...
Le (poche) persone che ancora riuscivano a distinguere tra bene e male, che possedevano un qualche ricordo del passato, capivano che la cosa peggiore era l’assoluta mancanza di emozioni che caratterizzava il mondo e la società (se così si poteva ancora chiamare). Altri, al contrario, si sottoponevano senza rimorsi o riflessioni a quella danza fredda, monotona e agghiacciante. Seguivano la moda del governo, compravano case costruite dal governo per garantire maggiore sicurezza (contro gli alieni, dicevano, mentre l’unico vero motivo era il controllo: costruivano case che poi gestivano come pedine di un immenso gioco), mangiavano i cibi indicati dal governo, guidavano macchine pubblicizzate dal governo, pensavano i pensieri del governo.
Lesse tremante la lettera governativa.
«Gentilissima signorina Carly Todd, siamo venuti a conoscenza dello spiacevole inconveniente avvenuto alla sua auto, la preghiamo di recarsi nell’officina governativa più vicina per un controllo. Siamo preoccupati per la sua sicurezza, cara cittadina. Cordiali saluti e buon lavoro!».
Che sciocchezze! Quale guasto all’auto? Si erano bevuti il cervello? Sapeva di non poter sottrarsi a quell’ordine... e
pensare che temeva per il suo vestito... allora non avevano scoperto nulla! Si sentì sollevata e uscì di casa per recarsi all’officina.
«Posizioni la macchina su quella pedana, signorina, e aspetti, arriverò subito da lei». Il meccanico, con tanto di coccarda con su scritto “Miglior riparatore d’auto della città”, si diresse in fondo all’officina, dove c’era la sua cabina di comando.
Carly non capiva perché ci mettesse tanto...

L’esplosione fu rapida e senza spargimenti di rottami. Ormai il meccanismo progettato dal governo era talmente perfetto

che tutto era imploso all’interno, riducendo in un’unica massa calda e liquida Carly, il vestito nero tanto amato, la sua borsetta rosa con una lettera della nonna cucita dentro l’imbottitura, il suo dannatissimo cuore old-style da vera Black Girl.


da "Le anime meschine", raccolta di racconti che a suo tempo trovò la casa sbagliata (un editore pessimo) dove abitare, ma comunque riuscì a non morire...

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