un Blog di Gabriele Cecchini


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sabato 25 luglio 2015

Ricredersi, illudersi ancora per una volta

Due sorelle se ne stanno sedute a terra, accanto alla vetrata che dà su un giardino molto ampio e rigoglioso. Ania si muove in continuazione, Maria resta immobile con le braccia conserte.
Ania: Che noia, questa casa.
Maria: È casa nostra, non ti azzardare a parlare così, capito?
Ania: Vietato esprimere opinioni, dunque.
Maria: Se si tratta dei tuoi eterni lamenti... Sì.
Ania: Cosa ti prende oggi? Non mi hai mai mancato di rispetto in questo modo.
Maria: Oggi è un giorno particolare, lo sai.
Ania: Ah già, me n'ero quasi dimenticata.

Maria (come tra sé): Pensi alla noia. Sempre la tua, però.
Ania: Fanno due mesi che nostra madre è morta. Devo smettere di esprimere me stessa e i miei desideri?
Maria: Tu esprimi te stessa e i tuoi desideri in ogni respiro, ogni fremito. I minuti che trascorriamo assieme sono tutti tuoi, dedicati interamente a te. Ne avrò buttati via almeno dieci miliardi di milioni.
Ania: Stronza! Sarei egocentrica, allora.
Maria: Molto di più: sei la persona più egocentrica che io conosca.
Ania: Non resterò qui a farmi trattare come uno straccio da te. Me ne vado. L'hai voluto tu, ero venuta per farti compagnia in questo giorno... Bel ringraziamento. Visto che non vuoi andartene da questa casa, farti una vita tua... non c'è nessuna necessità che scarichi su di me i tuoi fardelli.
Maria: Vai, vai. Siamo alle solite. I miei fardelli. Ce ne fosse uno che resta. Sai cosa ti dico? Sono stufa del mondo. Tutti a prendervi così sul serio da non poter reggere una critica o un minimo di conflitto. Fa parte della vita.
Ania: Sentitela!
Maria: Sei così vacua.
Ania: Vuoi dire vuota.
Maria: Più o meno.
Ania: Non lo sono sempre stata, oh grande saggia che tutto sa?
Maria: Forse sì, in un certo senso, ma il mondo si è preso molto altro da te.
Ania: E tu? A stare qui chiusa in questa casa come una pazza? Di cosa ti saresti riempita? Di segatura forse, di ricordi rancidi e fetidi, di vecchie storie.
Maria: Dio, che brutto: "ricordi rancidi e fetidi"... Non parlare di me, tu non mi conosci affatto, sorella mia.
Ania: Questa è buona! Tu pretendi di conoscere tutto di me e io non potrei conoscere te? Che razza di presunzione.
Maria: In questo mondo c'è chi osserva e chi viene osservato. Io ho sempre scrutato il mondo attorno a me, quasi che dovessi risolvere un rompicapo, un rebus.
Ania: E io?
Maria: Questa domanda ti dà la risposta! Tu eri così impegnata ad ascoltare te stessa, a parlare di te, a pavoneggiarti e a 'vivere' che non hai avuto tempo per guardarti attorno. Ti prendi troppo sul serio.
Ania: Aridagli! Se qui c'è qualcuno che si prende troppo sul serio quella sei tu, cara Maria. Sentissi che risate mi faccio con le mie amiche il sabato sera! Maria: già questo nome... Maria, come la madre di Cristo, cosa c'era da aspettarsi? Di certo non una cabarettista. Hai la stessa vitalità di una catacomba.
Maria: Che cara! Prendersi sul serio: che espressione curiosa. Parliamo due lingue diverse, sai? Comunque quello che volevo dire è che tu, come tutti gli altri, non hai un minimo di consapevolezza di te stessa. Per questo ora te ne stai andando.
Ania: Allora resto, ti faccio vedere io con chi hai a che fare.
Maria: La solita Ania, con le ripicche e le vendette. No, vai, ti prego!, vai. Non devi dimostrarmi niente, non oggi. Ho la luna storta, scusami.
Ania: Vedi che era tutta colpa tua?
Maria: Infatti. Ciao Ania, stammi bene.
Ania: Ciao, e riguardati, hai una brutta cera.
Maria: Anche tu riguardati. Ciao.
Silenzio.
Maria: La guardo mentre se ne va, da sempre. Mi piace assistere allo spettacolo fino all'ultimo minuto, non me ne sono mai andata durante gli applausi o non appena il sipario scendeva. Dovevo sentire come uno stacco, un boato per poter proseguire e cambiare teatro. Ah, ho sempre odiato la fine delle cose. Guardala, non è passato un giorno per lei, sempre la solita Ania che scorrazza per il giardino e io che la guardo da dentro questa casa. Lei le cose le fa iniziare e finire, beata ragazza. Dovrei dire donna! Non è passato un giorno neanche per me? Forse no. Io mi sento una vecchia e lei sembra una bambina, ma in fondo ci sono solo tre anni di differenza. Cosa sta facendo? Torna indietro...
Ania (grida, dal giardino): Maria! Non facciamo così. Lo sai che ti voglio bene, no? Su, non guardarmi con quegli occhi. Hai visto che bello il gelsomino fiorito? Fa un profumo. Dai vieni, stiamocene un po' sedute sul prato, come un tempo.
Maria, commossa, la raggiunge e, come tante altre volte nella vita, si lascia andare all'occupazione più appagante con cui da sempre ama riempire le sue ore: ricredersi, illudersi ancora per una volta.


4 commenti:

  1. Mmmmmmhhhh... Queste due sorelle non mi stanno molto simpatiche... chissà...

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  2. Hai ragione, non riescono nemmeno a comunicare e quindi ad amarsi. Però ahimè ce ne sono tante...

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  3. uuuuuuhhhh...tantissime...a me ricordano mamma e zia r.
    Mentre quelle di prima, la prima coppia in "attesa funesta", mi ricordavano mamma e nonna. Solo che nonna è come la signora con l'orecchio che sanguina, quindi niente male, e se consideri che nonna 76, mamma 56, ed io 36... l'abbiamo scampata bella, avremmo potuto duplicare anche le altre due (bbbbbbbbrrrrrrrr!) ;)

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  4. Ahahajah mi fai morire!!!! La prossima volta che vi riunite vengo lì col registratore!!! Ma anche da me..tre sorelle madre sei nipoti di cui cinque femmine...mhm... Altro che attesa funesta!

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