un Blog di Gabriele Cecchini


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giovedì 30 luglio 2015

Il profumo del ricordo


«Buonasera dottoressa».
«Buonasera Elsa. Come sta?»
«Oh sto benone».
«Mi sembra vagamente scossa».
«Sa, oggi l'ho comprato!»
«Cosa?»
«Il profumo, il profumo! Ricorda?»
Come la più scaltra tra le bugiarde di questa terra, la dottoressa tirò fuori un'espressione rilassata e giocosa e disse, ridendo: «Certo che ricordo. Allora, com'è?»
«Com'è, com'è... Un sogno diventato realtà. Da quando ne avevo sentito parlare su youtube, non facevo che pensare a lui».
«Lui?»
«Lui, lui! Il profumo! Il profumo è uomo, sa?»

«Maschile, vuole dire».
«Maschile, uomo, cosa cambia?»
«Cambia. Ma vada avanti».
«C'era questo omaccione pieno di tic e di mossette che descriveva il profumo. Usava dei termini così azzeccati, pieni di sfumature... che mi è venuta una voglia bastarda di provarlo. Come se non potessi fare nessun altro viaggio se non quello di andare a comprarlo e spruzzarlo, quel bastardo».
«Voglia bastarda?»
«Ho detto bastarda?»
«Sì. Anche 'quel bastardo'».
«Volevo dire una voglia intensa di provarlo quel profumo. Ma non lo vendono, da nessuna parte».
«Perché si è così ossessionata su un profumo? Non le è mai accaduto».
«Eh che ne so? Me lo dica lei! Sono tre anni che mi ascolta e prende nota. Per cosa cazzo la pago? Prenda i fogli, li studi ben benino, faccia le proiezioni e i grafici a torta, interpelli i sondaggisti e tiri fuori una fottuta risposta».
«Non mi ha mai parlato in questo modo. Non tiro fuori le risposte come un computer, non è così che funziona l'analisi».
«Ah no? E come funziona? Che pago, pago e lei mi ascolta. Dice tre parole all'ora e si cucca i soldi. Ecco come funziona».
«Più o meno!» e la dottoressa scoppiò a ridere per cercare di allentare la tensione che sentiva crescere e crescere nella paziente, poi riprese: «Lei deve dirmi qualcosa. Sento che posticipa il momento, ma io so aspettare. Quando sarà pronta, me lo dirà. Oggi, il prossimo mercoledì, faccia lei. Quando vuole».
«Vorrei essere come lei. Così misurata, così dolce e comprensiva. Se capitasse a lei... ma lasciamo perdere. Mi scusi non volevo offenderla, lo so che questi sono i soldi spesi meglio. Ne butto via tanti. Quando esco da qui mi sento al top, e la ringrazio».
«Mi fa molto piacere. Diceva: se capitasse a me?»
«No, perché questa storia del profumo... ha innescato qualcosa dentro di me» e guardò in basso verso i ripiani più bassi della libreria della dottoressa. Per la prima volta vide un libro che non aveva mai notato, era rosso ciliegia, davvero bello. Si intitolava "il lato positivo".
«Cosa sta guardando, me lo vuole dire?»
«Quel libro. Il lato positivo».
La dottoressa si alzò, prese il volumetto dalla libreria, lo guardò e lo mise sul tavolo, tra lei e la paziente.
«Proprio carino, un bel libretto. Lati positivi ne vedo pochi sulla cosa».
«Come?»
«Niente, niente.»
«Se le piace, glielo regalo. È un bel libro, me l'hanno regalato tanti anni fa. È tempo che si faccia un giretto per il mondo. Devo liberarmi di tutti questi libri, non ho più posto».
«La ringrazio. Che bel pensiero. Lo accetto molto volentieri. "È tempo che si faccia un giretto per il mondo": che bella frase. Io me lo farò mai un giretto per il mondo? Certo che a volte la vita è proprio strana».
«Non lo sta già facendo?»
«Ah, già la storia che ci si muove anche stando fermi, viaggiando dentro se stessi. Scusi la franchezza, ma secondo me è una grande cazzata. Una bazzecola bella e buona. La Monument Valley, i giardini fioriti del Kitanomaru, la Polinesia... Lo prendo se lei mi permette di farle sentire il profumo».
«Certo, come vuole».
La paziente tirò fuori una bottiglia dalla borsa e la appoggiò sulla scrivania, accanto al libro.
«Mi parli di questo profumo. Se non lo vendono, come ha fatto a comprarlo?»
«Ne ho ordinata una bottiglia vintage su e-bay».
«Ah, ecco. Un profumo antico, allora. Apparteneva a qualcuno?»
«Antico... è uscito nel 1979, mi sono documentata».
«Lei aveva cinque anni, se non sbaglio».
«Già, ha studiato! Allora da quando ho visto quel grassone che lo toccava, lo tirava fuori dalla scatola... quasi potevo toccarlo pure io e poi sentirne l'odore... Come ho visto la bottiglia trasparente con quel liquido verde chiaro... dovevo averlo. Era più forte di me, dovevo averlo, dovevo comprarlo».
«Mi dica perché ci teneva tanto ad averlo, se lo sa» disse la dottoressa con gli occhi calmi, che però nascondevano una sensazione di profonda apprensione.
«Perché, perché... "Il lato positivo", che bel libretto».
«Non vuole rispondere?»
«Dottoressa, non sempre è facile rispondere. Quando succede...»
«Quando?»
«Quando è arrivato per posta, non stavo nella pelle, dovevo aprirlo e spruzzarlo. Dal lavoro ho chiamato casa e mia madre mi ha detto: "il pacco è arrivato". L'avevo avvisata che sarebbe arrivato un pacco per me. Poi quando sono tornata a casa dal lavoro, quella curiosona l'aveva già aperto. Figuriamoci se può resistere mezza giornata... soprattutto quando si tratta di affari altrui. Certe cose però non le vede».
«Quali cose?»
«Niente. Insomma apre di nuovo davanti a me quel merdoso pacco, tira fuori il profumo... lo spruzzo e glielo faccio sentire. Un profumo uomo».
«Un profumo maschile».
«Un profumo uomo. Non è lo stesso?»
«Più o meno...»
«Allora lei dice con la leggerezza di un montone che attraversa le praterie scuotendo il suolo: "questo è il profumo di tuo padre"»
«Suo padre?»
«Mio, mio, di chi se no? Allora io le dico: "Ma se un padre non ce l'ho! Hai sempre detto che non sapevi chi fosse". Lei allora ha preso a ridere e ha detto: "Eh già. Non lo so, per chi mi hai preso? Per una puttana? Certo che lo so chi è tuo padre. Questo profumo mi ha fatto tornare indietro nel tempo." Allora io ho preso la bottiglia e mi sono rifugiata in camera mia. Quella donna è una bugiarda patentata, oltre che una grandissima stronza».
«Poi cos'è accaduto?»
«Poi, poi, cos'è accaduto... Il lato positivo, gran bel libro».
«Se non riesce a parlarmi del seguito, mi dica un lato positivo di tutta la faccenda».
«Allora è passato un giorno, poi un altro e un altro ancora».
«Non è venuta per tre settimane qui da me».
«Cosa?»
«Ci siamo viste l'ultima volta ormai un mese fa. Tant'è che ho chiamato a casa, sua madre non le ha detto niente?»
«No».
«Ho detto che ero una sua amica e che volevo sapere se stava bene. Mi ha detto che non era in casa, ma che stava bene».
«Non mi ha riferito un bel diavolo di niente quella balorda. Non mi sono accorta che sono passate ben tre settimane».
«Cosa ha fatto in questi giorni? Vada avanti a raccontare».
«Non saprei dirle nel dettaglio. Non ho lavorato più. Non ho visto la mia amica, a questo punto non ho visto neanche lei... Ricordo a macchie, diciamo».
«Qualcosa l'ha sconvolta. C'entra qualcosa quel profumo?»
«Certo. Quel bastardo c'entra sempre».
«Chi è quello che chiama bastardo?»
«Il profumo, e mio padre allo stesso tempo. Continuavo a sniffarlo mentre giravo per casa, in uno di questi trenta o quanti sono giorni. Gira e odora, gira e spruzza, gira e ricorda. Quel bastardo mi è tornato in mente».
«Suo padre?»
«Sì. Quel lurido mentre camminavo è venuto a trovarmi in sogno. Ero sveglia però! Devo anche essere caduta a terra, non ricordo così bene. Ricordo che me ne stavo a terra e avevo attorno un sacco di gente e io non la vedevo proprio bene, la sentivo come in fondo alla stanza, oltre le colline, sotto il fondale dell'Oceano. Su di me c'era solo lui, che mi toccava, quel profumo, quelle mani... Oddio..»
«Vada avanti».
«Non ho più nulla da dire. Ha visto? Lei aveva ragione. Ora ricordo. Il lato positivo di tutta questa sporca faccenda e della storia del profumo, è che ho ricordato».
«Sono terribilmente mortificata. Mi dispiace».
«Io invece la ringrazio, anche per il libretto! Lo leggerò con attenzione. È proprio un bel libretto. Chissà che ora insieme a lui non mi faccia un bel giretto per il mondo, ora che ho ricordato».

La dottoressa si tolse le scarpe e si stese sul divano. Continuava ad odorare quel pezzo di carta con su il profumo che la paziente aveva spruzzato quel pomeriggio. Ogni volta rabbrividiva e le veniva da singhiozzare, non piangere: singhiozzare. Quasi si assopì, ma non era per niente serena. Ad un certo punto tornò dal lavoro suo marito. La baciò sulla bocca e le chiese come stava, poi senza lasciarle il tempo di replicare aggiunse che la vedeva un po' strana.

«Ha ricordato. Ha ricordato. Ora non ricorda il ricovero in ospedale e le ultime settimane, ma ha ricordato. Questo conta. Ha ricordato».

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