un Blog di Gabriele Cecchini


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giovedì 25 giugno 2015

Questa volta lo dirò.


Cara Mirna, 
quando leggerai queste mie righe probabilmente sarò già morto. Ho aspettato gli ultimi giorni per scriverti. La sento quasi la tua obiezione: non sono pazzo del tutto! So che questa lettera potrebbe arrivare a chiunque come a nessuno, ma la scrivo ugualmente, anzi forse con più onestà. Ah, la tua razionalità. Anche tu potresti essere morta. Allora sarà un ricordo solitario che ti arriverà per altre vie, forse. Sono su un'isola deserta, il luogo che ho cercato per tutta la vita e anche prima di trovarlo era come se su un'isola solitaria ci avessi sempre abitato.
Ho sempre fatto repubblica per conto mio. Ho sbagliato a illudere le persone, te, che sarei potuto cambiare. Non si cambia, la brezza che mi circonda ora è quella di un tempo. Un vortice di desideri e aspirazioni da accudire. Di sogni miei e solo miei. Nessuno è mai salito sulla mia isola. La cosa non mi rende fiero di me, sia chiaro, me ne dispiaccio. Perché quelle come te, che danno la vita per il prossimo e sacrificano i propri spazi per gli altri, non meritano persone che come continenti alla deriva volano al di sopra degli altri, che non sanno fare altro che male.
Queste erano delle scuse, credo, quelle che non ti ho mai fatto ai tempi della nostra storia. Mi ci sono voluti anni, chilometri e distanze per capire.
Ho uno spazio delimitato da riempire: un foglio solo, non voglio suscitare nostalgie o sensi di colpa né in me né in te. Farò una cosa molto più piacevole: per una volta, un'ultima volta tornerò a casa.
Sono nella vasca. Tu sei in cucina che prepari la cena. Ho lasciato i vestiti sparsi a terra come un ragazzino. Tu stai cantando, ma c'è la televisione accesa che disturba la tua voce così dolce. In genere canti My funny valentine o Summertime. Stasera stai sperimentando qualcosa di nuovo, ogni tanto lo fai. Si tratta di Blowin' in the wind. E' perché l'hai sentita cantare a me al ritorno dal lavoro. Lo fai di lasciarti lambire dalle ossessioni degli altri. Io canticchio con te, ma tu non mi senti. Mentre mi lavo, pregusto la cena e ho già l'acquolina in bocca. Sento il bacio leggero che mi darai prima di metterti a tavola accanto a me per poi alzarti di nuovo perché ti dimentichi sempre qualcosa. Così quando sarai tornata col vino o col pane, mi darai un altro bacio appena appoggiato, mentre io ingordo avrò già azzannato qualcosa. Ma ora mi godo il bagno, e la tua voce e questo dolce tepore che si leva dall'acqua che se chiudo gli occhi, attendo qualche secondo, mi sembra di essere in paradiso, su un'isola deserta ad aspettare te che stai cucinando del pesce appena pescato sul fuoco che ho acceso. Apro gli occhi e tu mi chiami, è ora, è tempo che mi alzi e venga da te. Mi asciugo in fretta e non vedo l'ora di vederti, di abbracciarti anche se ti ho visto appena mezz'ora fa, quando iniziavi a preparare il pranzo. E aspetto quel bacio leggero come se fosse l'ultimo bacio che mai riceverò. E dirò, questa volta, (come ora che ti sto dicendo cose che non ti ho mai detto ma diavolo le pensavo, eccome se le pensavo) perché è importante dirlo, anche se non te l'ho mai detto,
ti amo.


How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, 'n' how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.

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