un Blog di Gabriele Cecchini


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martedì 16 giugno 2015

Le foglie non muoiono, cadono


«Mi sono innamorata di lui in sogno, difficile da credere, non è vero?» disse Leanor mentre una foglia cadeva davanti ai suoi occhi, al di là del vetro. Il cortile del solito caffè dove ci ritrovavamo noi studenti quel pomeriggio era invaso da un'atmosfera giallo ocra né chiara né scura, che era capace di trasfigurare anche i pensieri e i ricordi, le prospettive o i patimenti. Solo a quell'età capita, ho compreso in seguito. La percezione del tempo e dello spazio collassava in un fortissimo benessere interiore che mitigava e ingannava, feriva e ricuciva senza che ce ne accorgessimo.
Gli inganni di Leanor in fondo non erano tanto diversi dai nostri.

«Mi sono innamorata di lui in sogno, difficile da credere, non è vero?» ripeté, indispettita dal mio silenzio. Avevo scoperto da poco il grande potere che aveva sugli altri quell'ammutolirsi improvviso, quel rispondere con un vuoto, e ne facevo un uso fin troppo abbondante. Avrei proseguito con l'avanzare degli anni a stare zitto più che potevo, non me ne sono mai pentito. Ma torniamo a noi.
Che si fosse innamorata in sogno non era poi così difficile da immaginare. Non per una come lei.
Leanor era una donna esistenzialista, romantica ma non stupida, si lasciava andare alle sensazioni come quella foglia in preda al vento gelido di gennaio. Piegava l'intelligenza e l'intuito che possedeva a leggi tutte sue in modi misteriosi ma pieni di fascino.
I lineamenti, d'altro canto, facevano pensare a una donna introversa, diffidente o anche solo rigida in qualche maniera tutta da indagare: i capelli robusti di un biondo paglierino, la mascella squadrata, il naso imponente... tutto in quel viso era precisamente incastrato per dare un'idea di austerità, di un contegno calcolato. Ma non proprio tutto, a pensarci meglio (lo devo fare, non posso tirarmi indietro) qualcosa c'era che tradiva quell'idea: erano gli occhi. Ampi, vagamente umidi in ogni occasione, del verde stagnante come le acque di certi laghi che restano immobili per giorni e giorni e vengono visitate solo dal vento o dalla polvere. Quegli occhi, se ti prendevi la briga di guardarli a lungo, ti trascinavano a forza dentro antri misteriosi o su catene montuose ghiacciate, in fondo a orticelli abbandonati e in cima alle punte dei pini in certe vie malinconiche... come quella che ho davanti.
«Mi sono addormentata che lo odiavo più di me stessa, al risveglio ero innamorata».
«Quando si dice che a volte si fa tutto da sé...» ribattei io evitando il suo sguardo.
«Per te le cose sono sempre più semplici di come le vedo io. Non ci capiamo. Io ho un animo libero da ogni condizionamento, dalle logiche della società e dai limiti della razionalità. Quando l'altro giorno ho visto che la pianista aveva il vestito verde, ho capito subito che avrei dovuto comprarmi un profumo che sapesse di erba appena tagliata. Sono segni del destino. Quel tavolo lì, perché è stato piegato a quel modo? Mi sembra che soffra, poveretto».
Queste erano le frasi tipiche di Leanor con cui ti affascinava e allo stesso tempo ti spaventava. Mia madre quando veniva a trovarci non aveva dubbi: "Francois, è matta da legare, quella" borbottava non appena se ne andava. Matta, sì, ma terribilmente affascinante.
«In sogno era così buono, dolce... e mi chiamava con quella voce flebile che non gli ho mai sentito usare... però ci deve essere, sarà nascosta dentro di lui da qualche parte. Se l'ho sognata, c'è».
«Mi stai dicendo che se ti vedessi uccidere qualcuno in sogno, dovrei chiamare la polizia?» risposi io un tantino spazientito.
«Non è tutto così semplice. Questo è un esempio degno di te. Il razionalista incallito. Parlo di percezioni più sottili, di sogni che comunicano nuove prospettive, impercettibili dai vili dettami del raziocinio...»
Era proprio vero. La logica e il razionalismo, i nessi che legavano assieme gli eventi o i fenomeni per lei erano solo stupidaggini senza senso. Chiariamoci: non era pazza, o meglio pareva continuamente in bilico tra una pazzia giocosa e la schizofrenia, ma lo manteneva l'equilibrio, non potevi dire che fosse clinicamente folle... è difficile da spiegare, del resto certe persone si incontrano solo una volta nella vita. O forse si incontra sempre la stessa persona?, direbbe Leanor.

«Per esempio» proseguì,«ho scoperto proprio poco fa, mentre ti aspettavo, che le foglie non muoiono, cadono».
Io scoppiai a ridere e mi gettai in una disquisizione (in verità assai ridicola) sul come le foglie nascano e muoiano, che nello staccarsi dal ramo perdano il contatto con la linfa eccetera eccetera. Lei non mi ascoltava neanche e forse faceva bene. Le sue erano idee impressioniste, buttate lì per creare sensazione e non per essere dimostrate o confutate. Lo capii anche questo molto tempo dopo.
«Perché non posso credere che in fondo le foglie continuino a vivere anche dopo? Perché non posso credere che per loro sia diverso che per noi esseri umani? Cosa mi impedisce di crederci?», era in lacrime e sembrava come stufa di lottare contro un mondo che continuamente, strenuamente tentava di portarla con i piedi per terra, di ingabbiarla in categorie fisse, definite... Leanor era l'esatto opposto di quel mondo e, a pensarci oggi, non vedo perché in quei pomeriggi ci accanimmo tanto per cercare di farla ragionare. Ah, il tempo di combattere. Allora si cercavano continuamente pretesti per far guerra e trovare micce da far esplodere... Era così sbagliato cercare nessi strampalati in un mondo che in fondo di nessi di significati ne ha ben pochi? Noi che invece ragionavamo secondo logica e criteri prestabiliti forse ci abbiamo capito qualcosa di questa vita?
Tu cosa dici? Ne hai trovati di nessi nella tua lunga vita, Cristiane? Non parli. Ah, fai come me, impari in fretta, eh? Brutta manigolda. Quando vengono a trovarmi i miei figli non mi ascoltano nemmeno, ma chissà è giusto così.

Fa più freddo del solito e prima le foglie oltre il vetro, in giardino mi hanno ricordato quei discorsi eccentrici di Leanor, sai? La forza con cui si difendeva anche quando ne aveva contro cinque, sei alla volta era davvero spiazzante. Quasi mi commuovo. Era così bella. Se penso alla fine che ha fatto, se penso alla fine che ho fatto... Lei è morta da dieci anni e cinque giorni. Io sono vivo, ma in questa casa di riposo separata dal cimitero da quel piccolo viottolo malinconico (il tragitto del resto è breve ed è bene che si tenga a mente la meta finale!) certi giorni mi viene da pensare che... pensare, pensare... perché pensare a questa età? Basta riflessioni e verità...
Sei d'accordo, Cristiane?

Gli inganni di Leanor non erano tanto diversi dai nostri, già. Per un giorno voglio fare come faceva lei, in barba ai razionalisti cullato dal vento di Levante veleggerò su un tappeto volante di foglie di bambù, verso le culle di chi deve ancora nascere e in mezzo alle tombe di chi non nascerà; guarderò dentro le case standomene dentro, e ignorerò la confusione in mezzo alla pace di un campo di grano. Mi guardi in uno strano modo. Non mi capisci? O forse sei stufa?

"Le foglie non muoiono, cadono", che spasso quella Leanor, non trovi, Cristiane? Qui seduto su questa panchina di zucchero, devo confessarti che il pane stamattina mi ha sussurrato di non fare tardi, ieri sera; con le gambe leggere farò una corsa sulle colline appena fuori Parigi, quelle di allora però, chissà stanotte Leanor verrà in sogno e al risvegliò sarò di nuovo innamorato di lei, o forse non sarà necessario, del resto la vedo che sta per arrivare, lassù, in mezzo ai rami del tiglio... o forse si è impossessata di te, Cristiane, e Leanor mi parlerà attraverso di te o attraverso le finestre che sbattono...

Andiamo dentro? Hai freddo? Come vuoi, Cristiane.


«Cosa dice Francois, lì da solo?»
«​Che ne so? Sarà impazzito»​.

«L'ho sentita, Marguerite, sa? Non sono pazzo!»
«E chi cazzo è questa Cristiane?»
«Era mia moglie».
«Ah, mi dispiace».
«Non fa nulla. Mi piace fare finta che ci sia ancora! Leanor me l'ha insegnato. Ora vi saluto, entro dentro a bermi un caffè».

«E invece chi diavolo è questa Leanor?»
«E che ne so? Andiamo dentro anche noi, ma stiamo alla larga da quel Francois, è matto da legare».
«Per me non è matto, se lo stavi a sentire invece di pensare alla tua gamba malata... ha raccontato una storia bellissima»​.

«​Ma taci, e muoviti con quella carrozzina!»​

©Gabriele Cecchini

4 commenti:

  1. Grazie per esserti fermato e aver letto!

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  2. Risposte
    1. Trovi? Ti ringrazio. Mi piaceva questa idea che ci possa essere a chi crede in un mondo fantastico governato da leggi irrazionali... A presto! Buon proseguimento

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