un Blog di Gabriele Cecchini


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lunedì 11 maggio 2015

Sono io mio padre


Domani è il tuo primo giorno di scuola. Mi commuovono gli inizi, da sempre. Mi sono commosso quando sei nato, quando hai iniziato a camminare, a parlare... Ora la scuola. Ti parlo e tu mi ascolti, sei un bimbo riflessivo ed educato, ma non puoi capire fino in fondo cosa accadrà domani. Perché si è incoscienti, e solo a rivivere le esperienze negli occhi degli altri si comprende fino in fondo cosa ha significato la stessa esperienza per te. Almeno credo sia così. Stai per addormentarti, ma continui ad ascoltarmi, sei un bravo figliolo, te lo voglio dire.
Ho fiducia in te, e se anche qualcosa dovesse andare storto, non te ne dimenticare mai: ho fiducia in te. Io e tua madre ti amiamo. Non avere paura, lo so, hai un po' di timore, lo vedo. Ma non è nulla, passerà, credimi, porta pazienza, dopo che avrai messo piede nella tua nuova scuola - la scuola elementare! - tutto andrà per il meglio e l'avventura che ti aspetta sarà già iniziata.

La scuola, cos'è mai? E' il primo luogo dove misurerai le tue capacità e ti metterai in competizione, dove capirai o non capirai qualcosa, ti affiderai ad un adulto che non sono io e nemmeno tua madre e non sarà semplice, perché quasi certamente ci saranno delle delusioni. Non ti nascondo che per me ce ne sono state. La mia vecchia insegnante per me era un punto di riferimento, ma spesso ha tradito la mia fiducia o mi ha calpestato. Vieni da me, ti spiegherò cosa è giusto e cosa no, chiedi a chi ti ama, non fare come me che tenevo tutto dentro. Tuttora non parlo, lo sai bene. Anche per questo mi guardi con quegli occhi vividi, attenti, io sono tuo padre e non ti ho mai parlato così. La vedo la felicità di starmi ad ascoltare, era come se mi aspettassi da qualche parte nella tua mente, che arrivassi e ti dicessi qualcosa, ti dessi dei bastoni cui aggrapparti. Sarò sempre lì, in quel luogo nella tua mente, sempre. Io e le mie idee su di te. Idee di orgoglio, amore e forza. Era ora che lo facessi, vero? Con me non l'ha mai fatto nessuno, ma ho capito sulla mia pelle che è meglio agire per opposizione che per ripetizione. Ho capito che parlare non è segno di debolezza o di una mascolinità non compiuta, è l'unica cosa che conta.
Sarò qui a sorvegliare che tutto vada per il meglio, ma sappi che interverrò solo se sarà strettamente necessario, quella è la tua vita e piano piano dovrai imparare a gestirla tu, da solo.
Potrebbe accadere che qualcosa non vada come deve andare, è normale, ma insieme troveremo una via d'uscita, te lo garantisco.

Il sapere, che magnifica invenzione. Ti permetterà di farti strada nella vita e sorreggerà la tua mente, anche quando costerà sforzi e rinunce. E ti sentirai sazio, felice, dopo che avrai imparato qualcosa di nuovo. La scuola e il sapere ti aiuteranno a conoscere l'unica strada da percorrere per ottenere qualcosa: faticare e non darsi mai per vinti.
Io ricordo ancora le formule di matematica difficili da imparare a memoria, la Mesopotamia e gli antichi Romani, la profondità degli oceani, il nucleo della cellula, il periodo ipotetico e l'analisi logica, i vocaboli da imparare, la tecnica ad acquerello e la colonna in stile ionico, il salto con l'asta e i salti a corpo libero... E se ci penso, torno lì, su quei libri, in mezzo a quei banchi, a sognare e desiderare.
Ecco: sognare e desiderare, non smettere mai di farlo.
Buonanotte, a domani


Ecco cosa avrei voluto sentirmi dire da mio padre la sera precedente al mio primo giorno di scuola. Anche meno sarebbe bastato, qualcosa per Dio! Forse ho esagerato nell'enfasi, ma io, alla fine, un padre non l'ho avuto. Un padre vero, intendo.
No.

Sono io mio padre

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