un Blog di Gabriele Cecchini


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martedì 19 maggio 2015

Il cielo non è più con noi





Ah che letizia sento crescere in me, non è vero?

Fino a pochi minuti fa stavamo camminando l'uno al fianco dell'altro sul lungomare. Lui: Bruno, io: Dora. Voi: estranei. Ci guardate appena e sentenziate: "Che persone insignificanti". Ve lo leggo negli occhi, come faceva quella vecchia canzone? Cantala, Bruno, cantala. Bravo, hai sempre avuto una gran bella voce.
Avete ragione: siamo esseri insignificanti, di quelli che si confondono tanto si somigliano l'uno all'altro. Ma due vite messe una sull'altra a casaccio non sono forse qualcosa da comprendere, da collocare? Anzi, riformulo la domanda: due vite non sono forse qualcosa? Per questo ci siamo fermati su una panchina del lungomare a raccontare: per solleticare il mondo coi nostri pensieri. Alcuni si fermano, ascoltano (visto Bruno?). Vi ringrazio, cari. Altri corrono via persi dentro le loro bolle d'acciaio. Come non scusarli? Ogni anima ha i suoi affanni, non fa una piega quest'affermazione.

Signori!

Cosa c'è che non va in noi? Chi lo sa? Ci sentiamo amareggiati; a-mareggiati, che bella parola!, calza a pennello: la nostra vita è un pezzo che è senza mareggiate. Ieri eravamo pieni di dubbi e di paura per il futuro. Oh, tranquilli! Lo sappiamo che non ce n'è per noi, ma cos'è l'uomo senza quella spinta, quella premura verso il bene dell'umanità intera? Una tela senza pittore.
Ieri ero dal parrucchiere - sapete, la mia vecchia parrucchiera ha chiuso bottega, poveretta. "Non ci sono più i clienti, non si fanno più i soldi, si chiude" mi ha detto per strada l'altro giorno. Dunque c'era una sconosciuta che ciarlava e mi sono permessa di dirle come la pensavo. Quella mi dice: No, signora mia, lei non può sapere. Io non posso sapere? Se t'impicci dei fatti altrui ti fanno passare da matta, poco ma sicuro. Ma: io non posso sapere? Cosa c'è da sapere? Solo perché sono vecchia non posso sapere? "Io so, cara mia" le ho risposto,"so più di quanto lei possa immaginare". A volte ci trattate come se fossimo già morti.

Siamo patetici, vero?, non c'è niente di così importante da dire; i nostri giorni sono fatti di minuscoli soffioni rosso corallo imprigionati in mulinelli di vento tiepido, né caldo né freddo. Ci sono solo eventi piccoli come sassolini di ghiaia e storie senza capo né coda, storie di vecchi. Minuti nuovi appena sfornati che ricordano certe promesse di gioventù, poi nottate che nascono già morte piene come sono di minacce e sudiciume della mente... Ma non siamo qui per annoiarvi con i nostri orrori, ogni età si goda il suo tempo! Pensate all'ora! Bastiamo noi vecchi ad avere apprensione e terrore. Quando manca solo una tappa alla fine del giro, ci si riempie di timori nuovi che hanno il sapore della cenere attaccata alle castagne di quando ero bambina. Noi vecchi – abiti bucati che mai si riescono a rammendare – lasciano entrare correnti fredde di ogni provenienza e intensità.
Dicevo a Bruno, poco fa, che chiudere gli occhi sotto i colpi del sole di aprile è una sensazione magica. Ecco, così. Non trovate? Mi piace immaginare che dall'altra parte del mare ci sia un'altra donna che mi sta a guardare. E pensa a me, a come sto, si domanda se sto facendo qualcosa di bello.

Signora! Non scuota la testa a quel modo! Facevo l'insegnante, sa? Anche lei? Ah che bella vita ho avuto, tutto sommato. Come dice? Oggi è più difficile, i ragazzi non hanno più educazione? E i loro padri, ne hanno? No. I germogli ricevono la linfa dal tronco, se è marcio, finiscono per marcire pure loro. Vada, vada! Non stia a perdere tempo con noi vecchi. E lei? Che lavoro fa? Il panettiere? Assomiglia tanto al mio Thomas da ragazzo. Sa che era un bravissimo ingegnere? Ora cosa fa? Oh, è una lunga storia. Ce l'hanno portato via troppo presto. Come dici Bruno? Mio marito è ancora molto arrabbiato per quel fatto. Sa, l'hanno pestato e abbandonato, è morto soffocato nel proprio sangue. Nessuno dovrebbe fare una fine così. Chi è stato? Non lo sappiamo.

Come dice lei col cappello rosso? (avevo un cappello così un tempo, lo comprai a Nizza). Perché mio marito non parla? Perché è un timido, non se ne può fargliene una colpa. Però di cantare non si è mai vergognato. Ha una bella voce, l'ho sempre sostenuto. Un tempo suonava nella banda uno strumento..., come si chiama?, non ricordo... il flicorno, grazie caro. Oh com'era bello sedermi sola soletta su una panchina, nel parco o sotto un albero, chiudere gli occhi e ascoltare la banda che suonava. Dio, che meraviglia, tornavo bambina, mio padre mi ci portava ogni volta che si poteva, a sentire la banda. Tra un pezzo e l'altro mi guardavi e io applaudivo, ti mandavo dei baci. Forza Bruno, canta qualcosa per la signora.

Buongiorno tristezza,
amica della mia malinconia...

Non l'ho mai sopportata questa, Bruno, lo sai, eppure ti ostini a cantarla, vecchio pazzo.
Ma c'è un motivo se ci siamo fermati a parlare con voi, gente che andate e venite per i vialetti dei vostri giardini. No, bimba, non vogliamo soldi - abbiamo di che campare. Comprati un gelato con quei soldini. La ragione è che vogliamo condividere con voi questo momento importante della nostra vita: la fine. Signore, non scappi con quell'odio negli occhi! Cosa voglio dire? Che stiamo per ammazzarci. Lo so, penserete che siamo pazzi, forse lo siamo, sì, avete ragione, ma sono almeno sessant'anni che passeggiamo su questo lungomare, costeggiando il nostro bel mare Adriatico, accarezzando con lo sguardo le persone, gli ombrelloni, la frenesia brulicante di agosto e la quiete amorosa delle sere di settembre, la bella aria fresca delle sette e l'afa vaporosa delle due, le ragazzine che corrono dietro ai ragazzi come corolle che si schiudono alla fioritura imminente, alla vita e i bagnini che come pavoni si lasciano guardare gongolando sotto i baffi, gli sposini freschi di matrimonio che si godono ogni attimo quasi che fosse l'ultimo e gli anziani come noi che con uno sguardo si capiscono in ogni situazione, cosa vuole uno è cosa vuole l'altro ormai... E proprio qui volevano finire il "nostro concerto", dopo l'ennesima passeggiata. Ah, che bello sbadiglio, ragazzina! Proprio grasso! Goditela la tua partita, ne hai solo una!
Dovrei fare la poetessa? Mi prende in giro, caro giovanotto, non ci casco.
Ora, dopo questo piccolo discorso con voi signori, togliamo il disturbo, è andata, andate, tutto sommato è stata una bella esistenza, sapete? Canta quella canzone, Bruno, mi è venuta in mente prima quando ho detto "e proprio qui volevano finire il nostro concerto", dai quella che si intitola appunto "il nostro concerto". Eccola per voi! No, non è questa. Certe volte la tua memoria, stupido omuncolo fatto di niente… se potessi staccarti quei due occhi da... Già, hai ragione, anche la mia fa i capricci. Scusate, a volte viene anche la rabbia a trovarci. Si torna bestie, solo in certi momenti per fortuna. Eccola, lo sapevo che l’avresti ricordata!

Ovunque sei, se ascolterai
Accanto a te mi rivedrai
E troverai un po' di me
In un concerto dedicato a te

Bravo! Bravo! Non è bravo, signori? Ora ce ne andremo laggiù dietro quelle cabine, e vi pregherei di lasciarci andare senza fare scenate, d'accordo? Buon proseguimento, au revoir!
Bruno, hai sentito quella signora cos'ha detto? "Questi son matti!" Ah, che ridere! Canta, canta!

La festa appena cominciata, è già finita…

Il cielo non è più con noi...

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