un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

giovedì 28 maggio 2015

Anguille



Maria corse rapida in mezzo alla folla che circondava la bancarella. Doveva comprarsi quella maglia nera che se ne stava appesa sola soletta al tendone, ne aveva bisogno, la sua vecchia e affezionata maglia nera infatti a giorni avrebbe compiuto dieci anni, era ora di buttarla. Ricordava il giorno esatto nel quale sua madre gliel’aveva regalata: il quattro gennaio, il giorno del suo compleanno. La madre le si era avvicinata senza dare nell’occhio dicendole: «Prendi questa maglia, me l’ha regalata Renata, la moglie di tuo fratello Giovanni, che smidollata! Come può entrarmi una 44? Peso novanta chili!».

Così da quel lontano giorno la maglia nera era entrata nel suo equipaggiamento, nella sua divisa quotidiana. Non se la toglieva mai di dosso, e dopo la morte della madre era diventata un ponte tra loro, tra i vivi e i morti. «Mi sembra che sia qui, accanto a me, come quel giorno» ripeteva Maria a suo marito ogni volta che le diceva di disfarsene. Chissà perché ci si affeziona a qualcosa di inanimato, che non parla, non sorride, non allevia il dolore…
E in quel momento, mentre si apprestava a decretare la morte di quel capo consunto - stava prendendo i soldi dalla borsa, con la maglia nuova già attaccata al braccio dentro una busta - vide la madre in mezzo alla folla.
Si bloccò, immobile come una statua di gesso. Il commerciante le chiese cosa le stesse accadendo. Lei non rispose, lasciò cadere la busta con il nuovo acquisto e corse verso la madre. Ma era sgusciata via come un’anguilla.
Hai le allucinazioni. Sei una stupida visionaria.
Continuò il suo giro per il mercato, sperando di incontrare la vecchia madre, aveva voglia di chiederle come fosse l’aldilà, se vivere fosse difficoltoso come nell’aldiquà, se avesse ritrovato i suoi parenti, se le mancassero i suoi figli.
Se era valsa la pena di vivere.
«Maria, come va?» cinguettò Ramona, la sua vicina, andando ad appollaiarsi sul ramo, accanto ai suoi deliri. Era vestita come sempre con quegli abiti spartani e poco alla moda.
«Pensa che ho visto mia madre, era là tra la folla!» rispose troppo incredula e felice perché riuscisse a fingere e inventare una risposta qualsiasi.
«Tua madre? Non è morta da otto anni?» chiese docilmente Ramona, come se la cosa non la sconvolgesse più di tanto.
«Sì, ma ogni tanto ci sentiamo».
«Vi sentite?».
«Sì, mi chiama e mi dice quello che fa».
«Ti chiama? Dall’aldilà?».
«Certo! Tua nonna Gertrude non ti chiama mai?».
«No, a dire il vero no!».
«Non avete mai avuto un bel rapporto, ognuno semina ciò che raccoglie».
«Vuoi dire raccoglie ciò che semina…».
«Perché, che ho detto?».
«E cosa ti dice tua madre?».
«Mi dice che le manchiamo e che tutto sommato anche là ha il suo bel daffare, sai accudire i suoi familiari… ormai sono più di là che di qua, sono morti tutti!».
«Certo, ovvio. Come vorrei che anche mia madre mi chiamasse…».
«Su, su, basta con queste lagne, devo andare, voglio beccare mia madre prima che riprenda il treno, ha sempre una fretta quella quando viene in visita!».
«Il treno?».
«Non pretenderai che venga a piedi, da così distante!».
«Perché sta molto lontano?».
«Ti sei rimbambita Ramona? Dall’aldilà sono milioni di chilometri. Mi sembri un po’ fuori di testa oggi!».
«Che sciocca, hai ragione…».
«Scappo, ciao riguardati».
Se si accorge che stavo per buttare quella maglia che mi aveva regalato, mi lincia! Forse mi ha preceduta e mi aspetta a casa.
A quel punto, mentre si apprestava a comprare due chili di cavoli, vide due metri più in là sua zia Gegia.
«Zia! Aspettami!». Il suo piatto preferito erano sempre stati i cavoli al forno. Ancora ricordava l’odore pungente e sgradevole della sua casa, impregnata ormai di cavoli, tante erano le volte che li aveva cotti in vita. Pagò in fretta e furia e cercò di raggiungerla, ma nulla, era schizzata via: un’altra anguilla.
«Nessuno vuole parlare con me, oggi! Scappano tutti!» esclamò dispiaciuta. Forse anche lei mi aspetta a casa, le cucinerò i cavoli!
«Ramona, ancora tu! Da dove salti fuori? Tutte anguille questa mattina… Tu però non sgusci via!»
«Anguille?»
«No, riflettevo tra me e me. Ho appena intravisto mia zia Gegia, quanto tempo che non la vedevo!» soggiunse affiancandosi alla vicina con aria sognante.
«Era sul treno con tua madre?»
«Certo. Non le piace viaggiare da sola, poi tutte quelle ore…»
«Ma vengono tutti a trovarti oggi i tuoi parenti? Da me non è mai venuto nessuno!» commentò Ramona, dispiaciuta.
«Le cucinerò i cavoli, ricordi quanto le piacevano?»
«Come potrei essermelo dimenticato? Emana sempre quella puzza di marcio…»
«Emanava vuoi dire! Non essere maleducata, cara!»
«Scusa, non volevo risultare offensiva».
«Adesso vado, finisco il giro e scappo, la zia e mia madre mi aspettano a casa per pranzo!»
«Vai vai, è da prima che dici che devi andare e sei ancora qui!»
Maria fulminò l’amica con un’occhiata laser e si avviò, con l’intento di andare a casa prima possibile.
Oddio devo andare a ritirare gli occhiali di Rita!, pensò mentre si infilava nel negozio di ottica.
«Buongiorno, devo ritirare gli occhiali di mia figlia, si ricorda?»
«Certo» disse la commessa uscendo di scena per un attimo.
Maria si guardò allo specchio, non aveva un bell’aspetto.
«Non è possibile!» gridò ad alta voce facendo girare tutti i clienti dell’ottico. «Vincenza, cosa ci fai qui?» proseguì rivolta alla cugina che la guardava sorridendo dallo specchio. Si girò, ma Vinny era scomparsa, le anguille erano davvero la sua dannazione quel giorno. Forse era venuta a ritirare qualcosa anche lei, era sempre stata miope e aveva una fissazione per gli occhiali, li cambiava spessissimo.
«Ecco i suoi occhiali signora» fece la commessa dopo essere tornata. Maria era decisamente fuori di sé, non prese nemmeno il resto dopo aver pagato! La vista le si stava annebbiando. Riuscirò mai a tornare a casa mia?, si disperò mentre usciva.
Fuori dal negozio incrociò Ramona per l’ennesima volta.
«Che brutto vizio che hai, dici che vai a casa e invece ti ripesco sempre qua in giro, sei una vagabonda!» proruppe ridendo la vicina.
«Già, hai ragione. Certo che anche tu… sei sempre tra i piedi! Appari e scompari… Sai non mi sento tanto bene…»
«In effetti hai una brutta cera, Maria. Sai chi ho incontrato proprio ora?»
«Mia cugina Vincenza? L’ho vista dentro l’ottica!»
«No, cosa vai blaterando? Non dirmi che anche lei è venuta a trovarti…»
«Sì, era nel negozio ma poi è scomparsa… Comparite e scappate tutti come anguille!»
«Ancora con queste anguille? Ho incontrato mia madre Gemma. Erano anni che non la vedevo, che commozione! Una giornata piena di incontri per tutte e due».
«Come dici? Sono stata da lei ieri, stava benone. È così tanto tempo che non la vedi?»
«Non la vedevo da esattamente cinque anni.»
«Cinque anni? Non vi siete viste per Natale?»
«No.»
«Impossibile… Perché?»
«Perché sono morta. Non ti ricordi quel brutto incidente?»
«Morta? Ramona… Non è possibile, è tutta la mattina che ti incontro al mercato!»
«Appunto, sei morta anche tu.»
«Io sono viva!»
«Fino a due ore fa. Adesso sei morta come me, e come mia madre, che ha avuto un infarto da appena cinque minuti, non ha retto il colpo di vederti morta stecchita a terra. Ti ha trovata in cucina, avevi due anguille ancora vive nel lavabo, era venuta a chiederti un po’ di sale. Sai che distratta che è, si dimentica sempre di comprare qualcosa! Vista l’età è comprensibile, aveva novant’anni!»
«Devo andare a casa. Ci sono mia madre, mia zia, mia cugina che mi aspettano per il pranzo…»
«Certo. Vieni con me, ti indico io la via. Per questo mi hai ritrovata questa mattina d’inverno, sono la tua guida».
Maria pianse come mai aveva pianto in vita. Com’era possibile che fosse morta? Aveva ancora anni e anni davanti a sé, morire a quarant’anni… E Rita? Poverina, dieci anni e già orfana di madre… Non aveva più i suoi occhiali nuovi con sé… La piccola ne ha bisogno, chi andrà a prenderli? Sicuramente suo marito se ne sarebbe dimenticato, era così sbadato! Come avrebbero fatto senza di lei? E il pranzo? Chi avrebbe trovato la sua bambina al ritorno da scuola? Che tragedia! Perché era morta? Cosa aveva fatto di sbagliato? Le sembrava così reale quella mattinata al mercato… Tutto era cominciato con quelle stupide anguille, che comparivano continuamente… poi sua madre, Ramona, la zia Gegia, Vinny… Un turbine di vento lieve ma gelido colpì il suo viso, e non fece in tempo a rendersene conto che scomparvero docilmente il mercato – unico diversivo nella sua vita di tutti i giorni, le vie del suo paese che ormai conosceva come le sue stupide tasche, i marciapiedi che aveva calpestato per anni, i portici che tante volte l’avevano riparata dagli acquazzoni, i mattoni, le porte, le insegne, le strisce pedonali, il cielo, i vivi… Tutto si dissolse dietro di lei.

Ramona la baciò, la prese sottobraccio e lentamente la guidò nell’aldilà, a casa, a pranzare con i suoi cari. Quel puzzo soffocante di cavoli mi pare già di sentirlo, cucina la zia Gegia!, esclamò la vicina ridendo.

martedì 19 maggio 2015

Il cielo non è più con noi





Ah che letizia sento crescere in me, non è vero?

Fino a pochi minuti fa stavamo camminando l'uno al fianco dell'altro sul lungomare. Lui: Bruno, io: Dora. Voi: estranei. Ci guardate appena e sentenziate: "Che persone insignificanti". Ve lo leggo negli occhi, come faceva quella vecchia canzone? Cantala, Bruno, cantala. Bravo, hai sempre avuto una gran bella voce.
Avete ragione: siamo esseri insignificanti, di quelli che si confondono tanto si somigliano l'uno all'altro. Ma due vite messe una sull'altra a casaccio non sono forse qualcosa da comprendere, da collocare? Anzi, riformulo la domanda: due vite non sono forse qualcosa? Per questo ci siamo fermati su una panchina del lungomare a raccontare: per solleticare il mondo coi nostri pensieri. Alcuni si fermano, ascoltano (visto Bruno?). Vi ringrazio, cari. Altri corrono via persi dentro le loro bolle d'acciaio. Come non scusarli? Ogni anima ha i suoi affanni, non fa una piega quest'affermazione.

Signori!

lunedì 11 maggio 2015

Sono io mio padre


Domani è il tuo primo giorno di scuola. Mi commuovono gli inizi, da sempre. Mi sono commosso quando sei nato, quando hai iniziato a camminare, a parlare... Ora la scuola. Ti parlo e tu mi ascolti, sei un bimbo riflessivo ed educato, ma non puoi capire fino in fondo cosa accadrà domani. Perché si è incoscienti, e solo a rivivere le esperienze negli occhi degli altri si comprende fino in fondo cosa ha significato la stessa esperienza per te. Almeno credo sia così. Stai per addormentarti, ma continui ad ascoltarmi, sei un bravo figliolo, te lo voglio dire.

sabato 2 maggio 2015

Ciao Virna



«Signora quando ha capito che avrebbe fatto l'attrice?» chiese timidamente l'intervistatrice. Si era trovata bloccata su un treno con una delle più grandi attrici italiane, quale occasione migliore?
«Con chi crede di avere a che fare? L'attrice? Io volevo fare la moglie, la madre, poi è venuto questo lavoro che mi ha dato molte gioie, ma io sono una persona come tante. Noiosa, felice, scontenta, annoiata, superata.»
«E cosa ha significato per lei allora questa carriera?»

«Mi ha dato tanto le sto dicendo, anche se non ci ho mai creduto sul serio», ride, «sembrerò presuntuosa o forse un po' matta, ma è così: ogni film era un regalo, una sorpresa, non mi aspettavo nulla. Mi aspettavo o meglio speravo che i miei figli andassero bene a scuola, che avessero degli amici, che fossero felici, che mio marito non si sentisse schiacciato da questa orda di ridicoli e odiosi scribacchini che non aspettano altro che farti a pezzi... Senza offesa, eh? Perché se si fosse stancato di me e mi avesse lasciato, io come avrei fatto? »
«Allora perché ha continuato a farli i film se non li voleva fare?» si spazientì l'intervistatrice.
«Vede che non mi capisce? Nessuno mi capisce. Per voi a volte sono una persona ingrata, altre altezzosa, superficiale, scaramantica... Mi cercavano perché forse qualcosa da dire ce l'avevo e ce l'ho, ma io l'attrice... ha presente le attrici di oggi? O anche quelle di ieri? Ecco: ciò che significa per voi "attrice" non mi corrisponde! Io non faccio capricci sul set, non mi arrabbio se mi costringono ad alzarmi presto, se devo farmi trovare a mezzanotte in Piazza del Popolo a Roma per un minuto di pellicola, non chiedo le rose gialle e solo gialle in camerino, non me ne frega niente se sono seduta dietro a Gina Lollobrigida invece che davanti o sopra o sotto, non chiedo mai nulla che non reputi di essermi guadagnata o che mi sia necessario. Io ho esigenze molto normali. Sono una donna normale. Come mi vedete sullo schermo. Né più né meno. Quella sono io. Capito? Tutto il resto sono solo piccole e grandi bugie che si ha voglia di raccontare perché magari c'è un vuoto da qualche parte, o in qualche testaccia, e va riempito. Guai a tenerseli, i vuoti. Io, i miei, me li coccolo la sera davanti al fuoco, con mio marito» e rise di nuovo.
«Quali vuoti?»
«E pensa che glieli venga a dire a lei?» e continuò a ridere.
«Ho capito. Ride spesso, lei» constatò la ragazzotta che mano a mano che l'attrice parlava si sentiva sempre più piccola, e un po' provinciale.
«Rido? Certo che rido. Cosa c'è qualcosa da prendere sul serio? Chiaro, quando accadono cose brutte, le morti, il dolore, lì è difficile... ma tutto il resto si combatte con una risata. Anzi, mi correggo: io lo combatto con una risata. A me di quello che fanno gli altri, non mi interessa nulla. Io ho le mie strategie di sopravvivenza e me le tengo strette.»
«Ci saranno però dei ruoli che le sono rimasti nel cuore, o no?»
«Sì, eccome. Ce ne sono tanti. Ho amato, nonostante i critici storcano il naso (ma chi li conosce 'sti critici? si dice 'i critici', ma chi sono?), il mio ruolo in "Sapore di mare" per esempio. Questa noia borghese, questo volersi sentire ancora giovane per una donna non più giovane, ancora amata... mi commosse quando lessi il copione e dissi di sì. Non mi appartengono questi patimenti, non troppo diciamo (forse in certi giorni, ma questa è un'altra storia!), ma li comprendo, io posso fare uscire da questa bocca solo ciò che condivido o che capisco in qualche modo, il resto lo lascio alle altre.»
«Le colleghe. Chi ha amato tra le sue colleghe?»
«Tante, lo sa? Ho amato tantissimo Monica Vitti, Mariangela Melato, Anna Magnani... perché nonostante abbia avuto la fortuna di conoscerle di persona, io le guardavo come le avrebbe guardate quella bimba che andava al cinema del paese e si sentiva piccola... mi sentivo niente accanto a loro, una spettatrice adorante e minuscola al loro cospetto.»
«Quanta modestia...»
«Lo vede? Parliamo lingue diverse io e lei. Non è modestia, è verità. Io sono così. Ma questa moda di vedere sempre il marcio dietro tutto... è di questi tempi... non mi ci abituerò mai. Mai.»
«Cioè?»
«Cioè che l'altro giorno prendo in mano una rivista e in copertina leggo: "Finalmente l'attrice Taldeitali parla delle foto rubate mentre faceva questo e quell'altro col fidanzato, quelle che hai visto anche tu", rivolgendosi a tutti. Io? Come ci si può permettere di scrivere una cosa del genere? Io quelle foto non le ho viste. Che cosa ignobile. Scommetto che ce ne sono tante di persone che come me quelle foto non le hanno viste e che si sentiranno offese. Voglio dire: persone che avendone avuto la possibilità si sono rifiutate di guardarle. Che indecenza.»
«Guardi, Ancona...»
«Ah devo scendere! Ho dei parenti da andare a trovare. Ci sono nata qui, sa? Si torna sempre dove si è nati, prima o poi. Non che conti poi tanto la geografia, però il posto in cui si è nati...»
«La ringrazio infinitamente per la chiacchierata e le faccio i miei più cari auguri di buon natale.»
«Anche a lei, quest'anno il mio sarà un Natale diverso, sa? Tanti auguri a lei e alla sua famiglia», c'era una lacrima in quegli occhi stupendi. Scese dal treno e si incamminò verso casa.


Ciao Virna.