un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

martedì 21 aprile 2015

I pensieri danzanti - Ah, la balera!


E vai col valzer!
Le strade della vita senza direzione di marcia mi hanno portato qui, su questa pista da ballo, a ballare il valzer con mio marito accanto. Indosso il vestito della festa: gonna blu appena sopra il ginocchio, maglia attillata con lavori di paillette sopra, scarpe col tacco non troppo alto. Molte altre coppie fanno piroette e contorcimenti vari attorno a noi, ormai li conosco tutti. Siamo venuti in macchina con Lorenzo e Zaira (le donne dietro a chiacchierare attaccate con le mani alle maniglie e gli uomini davanti zitti); lui indossa un paio di pantaloni grigi che sembrano d’argento – l’ho battezzato stile Star Trek - e una camicia a pois blu; lei il solito vestito verde pieno di fiori con spalline non adatto a una della sua età (la pelle cadente delle braccia va nascosta, dico io, altrimenti quando balli si muove in modo poco piacevole da vedere) – l’ho battezzato stile Vispa Teresa o meglio stile Zoccola.

La cantante bella e nel fiore degli anni applaude tra un ballo e l’altro, BRAVI!!! Bravi un cazzo. Dove credi di essere, allo zoo? Sì, effettivamente è così. Lo zoo della terza età. Ci finiremo tutti, carina, non solo gli animali ricercati e in via di estinzione, no, anche i più banali e brutti vecchi sono ben accetti qui. E non credere che non ci siano le gabbie, ci sono eccome! Sono le gabbie dei ricordi, le sbarre della memoria ci incatenano e ci costringono. Batti le mani, batti pure, ingenua. Ci finirai anche tu dalla nostra parte e ci sarà un’altra giovinetta dalle tette giovani e dalle chiappe sode che nella tua giornata di festa ti farà morire di rabbia, applaudendo e gridandoti: «Brava!».
Le strade della vita, dicevo, non sempre vanno dove vuoi, a volte ti costringono a tornare indietro tuo malgrado invertendo il senso di marcia e prima che te ne sia resa conto ti ritrovi in una piazzola di sosta stupida e grigia. Insomma ti ritrovi qui, accanto a un uomo che non ami (sempre che tu sappia cosa significhi amare!), a ballare il valzer. Il brutto è che, una volta a casa, è come se ci si fosse tolti un peso: «Ma sì! E’ passata anche questa!», che vorrebbe dire: non è ancora finita un’altra domenica del cazzo che già non vedi l’ora di toglierti di dosso il suo odore e di sprofondare nella non-vita, nel sonno. Non vale niente la vita se non vedi l’ora di disfarti anche della tua giornata di festa, non vali niente tu. Ho sempre da lagnarmi di qualcosa, lo so, non c’è bisogno che me lo diciate voi, me ne accorgo da me. Un vivaio di coppie, ecco cos’è questo. Saranno davvero coppie? O individui singoli che si trovano vicini ma terribilmente distanti? Data la mia esperienza opto per la seconda risposta. Le coppie girano, si allontanano, si avvicinano, si sciolgono e si scatenano. Le persone schizzano fuori da qui con i pensieri, volano alto, non sanno dove vogliono andare, ma sanno che non vogliono stare qui. Gli si legge in faccia che sono infelici, le donne più degli uomini. Quegli sguardi assenti, mezzi, che le fanno sembrare sempre sovrappensiero, come se la loro mente fosse su un altro strato di esistenza, non mentono, dicono il vero più dei sorrisi sforzati e delle battute allegre. Qualcuno forse è felice, non so, forse è la mia infelicità che mi fa vedere tutto nero, per non sentirmi sola nella disgrazia! Se vedessi tutti felici attorno a me, probabilmente mi ammazzerei. Come si dice, mal comune mezzo gaudio.
Ma guarda quella mezza matta della Guglielma! Sembra una marionetta. Inutile: se sei così repressa, non puoi ballare con naturalezza. Si ostina a portarsi dietro la figlia! Una ragazzina di tredici anni deve uscire coi suoi coetanei, non può puzzare di naftalina già a quell’età! Se sta un altro po’ qui con noi, i capelli le diventeranno bianchi e la pelle le si riempirà di rughe! Come balla… è più rigida di noi decrepiti. L’altra domenica le ho detto: «Non esci coi tuoi amichetti, Raimonda? Cosa ci fai con noi vecchi, vatti a divertire!».
Lei mi ha risposto: «Mi diverto anche qui, e poi quelli della mia età sono stupidi».
«Come vorrei tornare stupida anch’io! Mandala coi suoi amici, o le verrà la depressione, Guglielma!».
La madre mi ha fulminato. Che strega! E usa una maschera per quei capelli, sembrano alghe morte trascinate a riva dalla marea!
Cosa cazzo ci fanno Zaira e Luana insieme? Sembrano una coppia di lesbiche della terza età! Adesso… tango!

E vai col tango!
Aspetto tutta la settimana la domenica danzante! E’ bello dimenticare per due orette di essere una macellaia, che non è proprio il mestiere più creativo del mondo. Guarda quella invidiosa della Giuseppina come mi guarda, è una pettegola di prima categoria. Non che non lo sia anch’io, ma lei è proprio marcia, non fa altro che desiderare le cose degli altri, datti pace cara mia! Adesso starà pensando che siamo ridicole a ballare assieme io e Zaira, ma il mio ballerino di fiducia, mio marito, è là accasciato su una sedia stanco morto a parlare a monosillabi con altri mariti mezzi addormentati.
Che emozione, tra pochi giri sarò vicina vicina a Franco, un uomo a dir poco elettrizzante (e non solo perché fa l’elettricista!). Mi turbava anche da ragazza, ma non è mai successo niente, ahimè! Ha un fisico muscoloso e tonico nonostante l’età, potessi ficcarmi nel suo letto… Invece se lo è accalappiato Irina, la più giovane della pista - una russa di trent’anni ex-badante di suo padre. Morto il vecchio, la badante è rimasta, guarda caso! Quel vestito da marinaretta e quella coda finta… che mise poco adatta! Sarei tentata di tirare, così rimarrebbe con un moncherino in testa! E’ così saccente, sa tutto lei! A volte non capisce neanche la domanda e risponde: «Non è vero!». Magari le avevi chiesto come stava sua madre, o se aveva comprato qualcosa al mercato. Poi quel servilismo… sei la sua donna, non la sua badante, cazzo! Se lui ha sete, lei striscia fino al bar e gli porta da bere; se lui ha freddo, lei guizza via a prendere un giubbino in auto; se lui ha fame, si catapulta a comprargli un panino. Sei tornato bambino, imbecille!
Eccoci gomito a gomito… Che emozione selvaggia! Com’è vicina quella coda posticcia…non resisto…l’ho tirata! Non tanto da staccargliela però, non sono così sadica!
«Ahi!» grida lei e io rispondo (imitando il suo accento): «Non è vero!».
Zaira sta ridendo fino alle lacrime, che scena! Il nostro entusiasmo si spegne dopo due o tre giri su noi stesse per la pista, ecco infatti Guglielma, povera donna. Ti senti in colpa a ridere davanti a lei, tanto è rigida e chiusa. E’ una donna triste, mi fa pena; non credo si renda conto di apparire così mortifera, meglio non dirle nulla. E la figlia Raimonda? Identica a lei: sguardo perso, movimenti meccanici e capelli sfibrati.
«Ehi Raimonda! Perché non vai in discoteca, lì sì che ti diverti!» le strillo cercando di farmi udire nonostante il tango.
«Sto meglio qui, in discoteca si bevono alcolici e ci si droga…» risponde non molto convinta la giovinetta.
«Sei così carina, sai i ragazzi che troveresti?» infilzo io.
«Certi grilli per la testa la mia bambina non li ha, capito? Pensa alla tua di figlia!» ringhia Guglielma digrignando i denti.
«Non ti permettere, sai? Fate come volete, la vita è vostra…».
Sì, una vita in due, ecco cosa si meritano. Comincia la mazurca, la mia preferita!

E vai con la mazurca!
Cos’avranno tutti da guardare… Mia figlia viene a ballare con noi - i suoi genitori - è proibito? Sta scritto da qualche parte in questo locale: “Vietato l’ingresso ai minori di cinquant’anni”? No, allora lasciateci in pace. Poi La Rami è così timida, così discreta, non riuscirebbe neanche a parlare senza i suoi genitori. La portiamo a scuola, la andiamo a prendere, la portiamo a lezione di flauto traverso, la andiamo a prendere, la portiamo a giocare con la sua amica Sabrina (che è più piccola di cinque anni), la andiamo a prendere. Che traffico! E’ un impegno educare una figlia come vuoi tu, senza intromissioni da parte di nessuno. Lo so, con una bicicletta sarebbe più comodo, ma se me la ammazzano? E se la rapiscono o peggio la violentano? Ancora non le è venuto il ciclo, pensate voi! A tredici anni è strano che ancora non abbia sviluppato, ma il dottore dice che può capitare. Meglio così: niente seni che scoppiano da nascondere e comprimere, niente voglie proibite, niente richieste di vestiti scollati e tremendamente corti, niente di niente.
Non fanno altro che dirmi: «Cosa cazzo la porti con voi!», «Lasciala andare coi suoi amichetti!», «Non si è mai vista una ragazzina che va a ballare coi vecchi!».
Fatevi i fattacci vostri, ficcanaso. Amichetti poi, figuriamoci! Mi immagino come andrebbe a finire nelle loro mani malvagie: me la drogano, le fanno dire le bestemmie e le insegnano porcherie di ogni tipo. No, no, meglio con noi. Poi, quando prenderà il volo, verso i vent’anni, farà ciò che vuole, ovvio. A quel tempo, sarà pronta, saprà distinguere il bene dal male, saprà difendersi.
Le più insistenti del gruppo sono Giuseppina e Luana. La prima: figlio gay (fa finta di non saperlo!); la seconda: la figlia è rimasta incinta a quattordici anni. Maestre nell’arte dell’educazione, non c’è che dire!
E quella chi è? Sembra un uomo! Vuoi vedere che quel coglione di Santi come compagna si è preso un travestito senza accorgersene? Da quando è morta la moglie non capisce più niente. Adesso mi avvicino…
«Ehi Santi, ma hai controllato se la tua signora ha tutte le carte in regola?» bisbiglio all’orecchio del vecchio.
«Eccome, cara mia! Proprio tutte! Forse ne ha anche più di te!».
Mio marito mi rimprovera per la mia sfacciataggine, ma cosa ne vuole sapere lui, idiota! Facciamo parte della stessa coppia, ma siamo come due isole alla deriva nel mare burrascoso della vecchiaia, non ci incontriamo mai. Anche se balliamo l’uno contro l’altro, come adesso, nessuno dei due ci fa più caso, non ci sono più reazioni fisiche, se mai ci sono state. Ah già, avevo dimenticato di dirlo: non provo piacere a letto praticamente da sempre, sono frigida – come direbbero alla televisione.
Che smorfiosa la signora Erica Tornelli! La chiamo signora perché si crede una celebrità, non viene quasi mai in questa sala da ballo, sta a casa a leggere i libri, l’intellettuale! Ci guarda come se fossimo delle putride e indesiderate impronte di fango che sporcano la sua vita ordinata e pulita. Ti odio! Il cha-cha-cha! Evviva!

E vai col cha-cha-cha!
Sono un’intrusa in questa sala da ballo, sappiatelo subito.
Non vengo mai a ballare, preferisco starmene a casa. Come mi guarda Guglielma, a momenti mi acceca con quell’occhiata lacerante! Qui in pista la gente si diverte, o finge di farlo, ride, osserva, giudica, odia. Le loro piccole curiosità ti si attaccano addosso, ti assalgono come uno sciame di api. Non ci si può salvare dai loro pizzichi, sono api carnivore. Pensano: «Che arie si dà quella Erica, crede di essere migliore di noi!» e hanno ragione! Se tentare di vivere la propria vita ignorando gli affari degli altri (standosene a casa senza giudicare l’operato altrui) significa darsi delle arie, allora è così: mi sento superiore a loro. Non mi conoscono, non mi vogliono conoscere. Sinceramente non so se sia nato primo l’uovo o la gallina, cioè se nasca prima la mia diffidenza nei loro confronti o il loro disprezzo verso di me, chissà. Sta di fatto che vago per la pista tra le braccia di mio marito senza che nessuno mi degni di due parole.
Temono chi sta zitto più di chi parla tutto il tempo, come se le parole fossero la garanzia della propria integrità, del proprio valore. Figuriamoci! Prendiamo Giuseppina. Tra tutti forse è la meno stupida, nel senso che riesce a vedere più cose degli altri. Lo so perché siamo andate a scuola assieme, quindi ho sentito per anni i suoi ragionamenti e le sue osservazioni. Certo che l’ambiente, mi dispiace doverlo ammettere, con l’andare del tempo sta trasformando anche lei, difficilmente l’argume di un tempo trova vie per rifiorire, è ormai morto e sepolto dopo anni di apprendistato alla scuola della perfidia. Insomma tornando a noi, qui tutti considerano la facciata come l’unico criterio capace di selezionare i “normali” dai “non normali”. Chi sta zitto non è uno di noi, va escluso. Chi è capace di parlare del nulla assoluto, è uno di noi.
Che musica è questa? Mio Dio, che rumore assordante…

La sala da ballo, inondata da una musica spettrale inaspettata, una sorta di heavy-metal, interrompe il flusso di pensieri di ogni singolo individuo. Ballavano così bene in compagnia delle loro idee annidate e ben stipate nelle loro teste! Cosa sta succedendo? I pensieri danzanti stanno esplodendo. Le coppie si separano, la pista sembra popolata da zombie che vagano senza meta. Una danza di morte.
«Scusate, ho sbagliato cd…» si scusa uno dei musicisti, ma ormai il danno è fatto.
Il repentino e inatteso cambiamento ha provocato un terrore inaudito, che sta portano fuori le paure e le angosce sepolte di molti.
«Mamma, non posso più andare avanti così…» strilla Raimonda tirando fuori dalla tasca la pistola che da un anno esatto si porta con sé, aspettava il momento giusto e il coraggio per porre fine al suo supplizio. Lo sparo si sente a fatica, visto il frastuono provocato dalla nuova musica.
«Spostati, cretina!» grida Luana mentre tira per la coda Irina fino a strappargliela. Unico dettaglio: non era posticcia. Una volta a terra la rivale, si butta su Franco con animalesco piacere.
Il travestito, o meglio Marika, si butta su Guglielma e la punisce: come si è permessa di insinuare che lei non è una vera donna?
Zaira, senza tanti preamboli, schiaffeggia Giuseppina per la tirannia e il sarcasmo che da sempre naviga nei suoi occhi quando le parla.
L’orgia della rabbia, della vendetta, del rancore sommerso si raggruma sulla pista come una crema pasticcera venuta male. Basta poco per rompere gli equilibri, per spaccare in mille pezzi la vetrina della normalità, dove tutti se ne stanno fermi e posati con i prezzi in mostra.

Mi piace da morire questo nuovo racconto! Finalmente una fine sanguinosa e verosimile. Sì, è solo un racconto, pensavate forse fosse la verità? Ci vuole molto più che l’heavy-metal per infrangere i tabù e far cadere i costumi, le maschere, i trucchi e le farse. Il vero finale delle serate danzanti domenicali è sempre lo stesso: la musica finisce, le coppie di staccano, sudate e stanche. Saluti! Baci! Alla prossima! Buonanotte! Strette di mano, pacche sulle spalle e via in macchina verso il lunedì e la solita vita riscaldata!
Dopo infinite serate di osservazione, sono riuscita a scrivere e terminare questo racconto. Così almeno sapranno cosa faccio rintanata a casa. Sapranno che, dietro le tende attraverso le quali frugano con gli occhi, c’è Erica l’altezzosa che scrive racconti!
Ah dimenticavo, solo il finale è inventato! Non è spaventoso?



(racconto finalista al Premio Letterario "Biblioteca Poggio dei Pini" di Capoterra - Cagliari, edizione 2006)

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