un Blog di Gabriele Cecchini


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giovedì 23 aprile 2015

Altre stanze, altre aurore




Vi ringrazio, non sapete che bel regalo mi avete fatto... spero che riuscirò a trattenere le lacrime fino a quando ve ne sarete andato, Arthur. Sono pur sempre un uomo, e che diamine! Dopo tanto tempo sentire parlare di lei... che sensazione strana.

Aurora Torricelli era una donna piena di buone cose. Una donna che sa il punto esatto in cui devono essere costruite pareti solide da non oltrepassare mai. Era come una casa senza porte: ogni stanza era perfettamente isolata dalle altre. A volte mi faceva entrare in una, a volte nell'altra... mai potevo godere della libertà, della gioia di averla tutta per me, di sgattaiolare da un luogo all'altro di lei. In ogni stanza c'era una piccola parte di lei: un ricordo, un segreto, una dolcezza unica, una severità austera, una fragilità terribile... Quando le dissi questa mia idea delle sue stanze, lei rise fino alle lacrime e disse che avevo ragione.
Che donna affascinante.
Mi è tornata in mente qualche giorno fa mentre mi massaggiavo il collo con un olio alla lavanda. Il suo profumo.

La conobbi che facevo ancora lezioni di musica per campare. Si presentò alla porta timida come un soffio di primavera che fa un'apparizione fugace in un pomeriggio di novembre. Era novembre, ora che ci penso, l'8 novembre 1875. Ah, gli anni, caro mio, che condanna.
Bussò e io le aprii. Ogni volta che andavo ad aprire avevo un certo timore, la porta non chiudeva bene e la vetrata che la ricopriva vibrava ad ogni carrozza che passava fuori, in strada. Lei si affacciò e disse: "Vorrei fare lezioni di pianoforte. E' il mio sogno di bambina, non vedo perché non assecondarlo. E' un problema che abbia trent'anni suonati?". Io, che non avevo alcuna obiezione o pregiudizio, sorrisi a quell'uscita così diretta e la feci entrare.
Fu il nostro primo incontro. Ora sono in una età nebbiosa dove è difficile segnare i confini e ricordare con esattezza, ma quel giorno lo ricordo come fosse ora. Vidi una donna tetra, romantica, ritrosa e fu quella che, credo, mi fece innamorare. Altre stanze, altri mondi, altre Aurore.

Imparai poi in seguito che quella era una delle sue strategie: mettere avanti tutta l'artiglieria per proteggere qualcosa di prezioso o vuoto nelle retrovie. Cosa avesse da nascondere non lo scoprii mai, ma posso dire che nel giro di due anni (tanto durò la nostra frequentazione) restò ben poco di sconosciuto in lei.
Conoscevo le singole stanze, ma non le distanze e i collegamenti sotterranei cui aveva accesso solo lei (almeno così credo).
Il tempo durante le lezioni volava, ben più rapido delle semiminime battute dal metronomo e dai colpi dei suoi piedi sul pavimento mentre suonava una sonatina di Clementi.
Capita nella vita che incontri una persona magnifica che poi non sei in grado di trattenere. Lei, purtroppo, voleva andarsene sempre.
Sì. Scappava dalle lezioni e si rifugiava in chissà quale vita tutta sua che era un mistero per me.
Però mentre eravamo insieme, lo percepivo un legame tra me e lei, un qualcosa che veniva anche da lei, non solo da me.
Oh negli anni quante volte mi sono tormentato per cercare di capire se non fossi io a fare tutto, se non fosse solo il mio amore a viaggiare tra me e lei. Spesso lo si fa: ci si illude che ci sia una creatura meravigliosa che è figlia di entrambi, per poi scoprire quando è troppo tardi che è solo uno che si prende cura di quella creatura, di quell'amore: l'altro non esiste proprio. E chiaramente il tutto è destinato alla rovina.
Mi guardate con occhi indecifrabili, fate un cenno! Vi sto annoiando? Vado avanti allora.

Aurora amava la musica barocca, odiava i romantici e non poteva soffrire l'opera. Nel 1875 a Londra, è lì che sono accaduti i fatti che vi sto raccontando, il barocco era vagamente fuori moda. E questo suo essere aggrappata a qualcosa fuori dal tempo mi mandava in estasi. Perché anch'io mi sentivo così solo e senza pari in quella città, forse in questo mondo.

Non parlavamo solo di musica, quanto di arte, cibo, letteratura... il nostro fu un amore intellettuale, platonico, mai compiuto. E forse proprio per questo aveva i sapori delle acque salmastre dopo la tempesta, il colore indefinito di un quadro impressionista che riconosci solo molti anni dopo, l'odore di una spezia forte che hai sentito da bambino e che mai più avrà quella fragranza perduta.
Non ci fu nemmeno un bacio, solo due strette di mano: una in quella giornata di novembre e un'altra due anni e mezzo dopo, alla fine della nostra amicizia (sì, diciamo amicizia, ma è una definizione imperfetta, in fondo lo sono tutte le definizioni: pure e semplici riduzioni, semplificazioni).

Mi piacevano tutte quelle stanze e ora Aurora mi manca terribilmente.

Ora sapere che in punto di morte ha lasciato un pensiero per me... eccole, le lacrime, non potevano aspettare.
Vi ringrazio per avermi cercato fin quassù, vivere in questa baita sulle remote Alpi Austriache mi isola dal mondo, ma mi mette una gran pace. Non trovate che sia un posto incantevole?
Ma sappiate mio caro Arthur, e capita di rado, ve lo giuro!, che questa visita mi ha fatto un immenso piacere. Ricordare vostra madre e la nostra amicizia mi ha riempito il cuore di bei pensieri. Abbandonare la vita solitaria per una volta tanto non mi ha tediato - sapete? quando il parroco o qualche vicino si prende la briga di salire fin quassù per vedere come sto o durante le visite del medico mi si mette addosso un'insana agitazione, come un senso di oppressione, invasione. Ah, i vecchietti che brutta razza.

Perché non vi fermate qui con me qualche giorno? Sta cominciando a nevicare e scendere a valle non è un'impresa da nulla. Così mi racconterete la Aurora che non conosco. Altre stanze, altre Aurore. Del resto, un figlio della propria madre ha una visione tutta sua. Avete i suoi stessi occhi imperscrutabili.

Vediamo cosa mi ha scritto, benedetta donna (ho ritardato il momento con le mie chiacchiere stupide, ma non resisto più):


Londra, 8 novembre 1935

Caro Leonard,
non ci saranno più le parole, il corpo, ma i pensieri restano e ti ho pensato tanto in questi anni. Volevo dirti che per me è stato un vero privilegio conoscerti e che in ognuna di quelle stanze c'è rimasto un pezzetto di te. Anche l'amore resta e io ti ho amato più di quanto abbia mai amato nessun altro uomo al mondo.


Aurora

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