un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

giovedì 26 marzo 2015

Elsa e la felicità

Sono pervasa dall’amore per la vita. Ora, in questo esatto istante. Questa sensazione presto, troppo presto se ne volerà via per andare a posarsi su un fiore, un bambino, un’altra donna… quel che conta è che in questi dieci minuti, come ha detto lui “il tempo di un aperitivo”, stia volando sopra le nuvole, al di là della terra, oltre i guai e tutto il resto.
In questo esatto istante dall’Iperuranio l’idea dell’amore ha trovato una collocazione terrena, si tratta del mio corpo! La pienezza che provo arriva dopo anni di malinconia e indecisione… sono stata anche in analisi. E arriva un giorno in cui nel giro di un minuto una parte di te che non ricordavi ti possiede e ti travolge ed è vera, non irreale, e capisci che forse era solo sepolta. Sia chiaro: non sono una sprovveduta che prova idillio e furore, fremiti e incanto un minuto dopo l’altro, anzi!
Mio Dio che bel lampadario, non l’avevo notato… che svampita!
Respira, Elsa, respira.
L’ho conosciuto in ufficio. Uno sguardo, due parole e quella proposta alla quale non ho saputo dire di no. Ed eccomi al bar che bevo seduta a un tavolo pervasa da un calore che si sposta da me a lui e da lui a me… Dio, almeno così sembra che sia… chiaro, posso garantire solo per me, viste le disavventure passate non mi sbilancio più sulla conoscenza degli uomini; “disavventure”… che parola saggia e priva di risentimento e odio fresco appena spalmato, non ancora rappreso. Ma guarda un po’, saggia e felice allo stesso tempo, possibile?
Tieni i piedi per terra, cara Elsa, e se comincia con le richieste immotivate, le piccole torture sul collo scoperto... alt! devi scappare, sì, dovrai sacrificare anche questa gemma di eternità. Butterai tutto nel cesso, perché non puoi permetterti altri sfaceli e ore perse a raccogliere frammenti buttati qua e là su un letto disfatto qualunque. Conosco i campanelli d’allarme e quando suoneranno… bye bye Alan!
Non ci credo… “un letto disfatto qualunque”... che romanticismo da quattro soldi!
I campanelli dicevo… Sì, perché noi donne sacrifichiamo tutto, noi stesse, i sogni, desideri e volontà. Ma questa volta no, sarà diverso, sono pronta ad accettare la sfida. Cavolo che responsabilità… disconoscere l’eredità di genere e mandare al diavolo gli insegnamenti di mia madre sulla donna in un solo colpo e per una volta essere solo me stessa. Sì, lo farò.

Oddio non mi sono messa nemmeno il profumo prima di uscire… meglio, così mi avrà al naturale, senza artifizi e fronzoli e vorrà dire che gli piacerò davvero per quella che sono. Avrà una Elsa qualunque tra i milioni di Else che giorno dopo giorno tiro fuori dal cappello. Ma guardatelo! Parla, parla… non occorre più che tu faccia il gallo… mi hai già accalappiata! Strani gli uomini, non capiscono mai quando arriva il momento di tirare fuori qualcosa di autentico e finirla con le strategie di guerra.
Ma ti perdono, almeno per ora.
Chiedilo, avanti… non avere paura! Chiedi: “Andiamo fuori a cena?”. Se non ti sbrighi lo chiederò io, infrangendo ogni regola. Che sgualdrina che sono, ma in fondo cosa significa questa parola? “sgualdrina”, la detesto, ma che fare? Mio padre aveva un nomignolo per tutti.
Oddio una macchia sulla gonna! Speriamo che non se ne accorga… Che begli occhi che ha…
Ecco, me l’ha appena chiesto. “Andiamo da qualche altra parte?”
Rispondo io, con sguardo languido e sollevando appena gli angoli della bocca: “Perché no?”
L’anima femminista grida: “Ma proprio un uomo doveva restituirti questa pace?” Oh, la lascio parlare. Non voglio sprecare questo attimo con le solite inutili parole. Che strano, proprio ieri avevo detto: “Prima di mettermi a caccia di un uomo, dovrò dimagrire almeno cinque sei chili e perdere questa pancia inutile (come i pensieri! sarà un caso?), e invece…
Caro Alan, questa sera avrai Elsa e il suo ventre abbondante, la macchia sulla gonna e l’anima femminista, i nomignoli e le mille parole superflue!
“Perché sorridi?”, chiede imbarazzato.
“No, è che… stavo pensando che è da tanto tempo che non esco con un uomo”, rispondo. Bugiarda di una Elsa! Ero tentata di dirgli: “Ho messo su cinque chili” e studiare la sua reazione, ma poi ho pensato che non valeva la pena di mettermi in ridicolo. Fare il clown mi riesce benissimo e l’ironia è da sempre la mia difesa contro il mondo. È troppo presto per rompere l’incanto. È andato alla cassa a pagare.
Ma guarda quelle ragazzine, sembra che i minuti, i secondi non bastino tante sono le cose da dirsi! Si stringono attorno ai tavolini come petali attorno alla corolla, vivono concitate la loro età fatta di abiti, look, ragazzi, film, canzoni… Che tenerezza! Godetevi questa età, care, la vita è un’altra cosa.
È tornato e stiamo uscendo. Mi prende sotto braccio e il velo di malinconia se ne torna per incanto da dove è venuto. Che fortuna!
Fuori l’aria è leggera, il cielo mezzo scuro e mezzo chiaro… come me.
Mi sento bene. Mi sento davvero bene. Mi sento dannatamente bene.
Lo ripeto per fissare nella mente questo morso di eternità e assaporarne ogni dettaglio...

Elsa! Ecco la felicità.

giovedì 5 marzo 2015

A Pier Paolo Pasolini, di Amelia Rosselli

A Pier Paolo Pasolini
Di Amelia Rosselli
E posso trasfigurarti,
passarti ad un altro
sino a quell’altare
della Patria che tu chiamasti
puro…E v’è danza e gioia e vino
stasera: - per chi non pranza
nelle stanze abbuiate
del Vaticano.

Faticavo: ancora impegnata
ad imparare a vivere, senonchè
tu tutto tremolante, t’avvicinavi
ad indicarmi altra via.
Le tende sono tirate, il viola
dell’occhio è tondo, non è
triste, ma siccome pregavi
io chiusi la porta. 
Non è entrata la cameriera;
è svenuta: rinvenendoti morto
s’assopì pallida.
S’assopì pazza, e sconvolta
nelle membra, radunata a sé
gli estremi.
Preferii dirlo ad altra infanzia
che non questo dondolarsi
su arsenali di parole!
Ma il resto tace: non odo suono
alcuno che non sia pace
mentre sul foglio trema la matita.
E arrossisco anch’io, di tanta esposizione
d’un nudo cadavedere tramortito.
* * *