un Blog di Gabriele Cecchini


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mercoledì 18 febbraio 2015

Erika Kohut e Rita Riboldi, due donne a confronto




Il 23/02/2015 al cinema Settebello di Rimini in occasione della proiezione de La pianista di Haneke ho eseguito al piano dei brani tratti dal film e altri. 
Un sogno che si realizza: cinema, letteratura e musica che si fondono in un'unica serata.

Perché c'è un legame tra questi due personaggi? 


"La caduta" ha molto in comune con "La pianista", non ci sono equivoci. Il film di Michael Haneke prima, il romanzo di Elfriede Jelinek dopo hanno lasciato un segno profondo in me. La folgorazione per certi minuscoli acquari domestici dove la poca acqua che c'è è stagnante e non bene ossigenata, la voglia di raccontare l'immobilità di una donna imbrigliata "nell'ambra come un insetto" (cit. La pianista), la curiosità di entrare dentro una donna poco evidente, quasi anonima per darle voce, ancora: il desiderio di distruggere la leggerezza che troppo spesso viene usata nel descrivere il cambiamento (soprattutto in certi messaggi appartenenti al mondo femminile): questi gli spunti che mi hanno spinto a interessarmi a questa storia. E benché i modelli, gli stilemi culturali e la formazione miei e della Jelinek siano molto distanti (fatta eccezione per l'incontro/scontro con la musica classica), sicuramente quel mondo viennese austero, glaciale e quella donna asettica, mezza tramortita che è Erika Kohut appartengono allo stesso universo di significati di Rita Riboldi.

Le mutilazioni che si infligge Erika sono fisiche, quelle di Rita (forse) solo mentali. Ma pesa su entrambe queste figure femminili una sorta di supplizio eterno, una stagnazione dei destini e delle possibilità che addolora, porta a chiedersi perché non facciano nulla per andarsene, per rinascere. Erika e Rita vivono in casa con le rispettive madri, non hanno vere amicizie e vivono in apparenza solo per il lavoro, il dovere... C'è qualcosa però che accade ad entrambe: Erika si imbatte in questo studente morbosamente interessato a lei, alla sua sfera privata, Rita cade. Tutti e due questi colpi di scena in queste vite deserte scatenano un pandemonio di sensazioni e tumulti dell'animo che svelano in realtà il tema più profondo di tutte e due le opere: il desiderio. Dov'è andato a finire il desiderio castrato di queste due donne? Ci sarà una possibilità remota di ritrovarlo? E' interessante, a mio avviso, discutere di queste due donne per capire, in fondo, l'immobilità di certe nostre certezze, abitudini per combatterle (forse!).


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