un Blog di Gabriele Cecchini


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martedì 20 gennaio 2015

Youth Dew, il profumo della libertà





La vide sul comò un giorno di settembre mentre faceva le pulizie. Le solite noiosissime pulizie, ma quello era il suo lavoro, non c'era scampo. Stava lì, davanti ai suoi occhi rossi per la stanchezza, impettita e piena di sé. Colonna vertebrale dritta, spalle aperte - non come lei che era mezza gobba per la fatica e l'artrite che era una certezza più che una promessa. Una signora magra con un fiocco dorato in vita che aveva per testa il tappo del profumo e niente piedi, braccia, mani. Una boccetta a dir poco meravigliosa: il liquido attraverso il vetro zigrinato era marrone scuro, come la sua pelle bruna.
Quel giorno Virginia ebbe qualcosa a cui pensare: tornava con la mente a quell'oggetto senza riuscire a smettere. Deve nascondere un segreto, pensava tra un timballo da preparare e una conserva da bollire.
Da quel giorno prese a sentirsi meglio, più allegra. Non aspettava altro che di vedere il vetro brillante della bottiglia nei raggi di sole del mattino, e il fiocchetto dorato, e il tappo lucente. Sorrideva senza accorgersene quando la rimirava, nei pochi attimi in cui la accarezzava e se la appoggiava alle gote. Anche a casa suo marito e i quattro figli le dicevano che sembrava più giovane o più serena.
La osservava da tutti i punti della stanza mentre puliva, e di tanto in tanto non poteva fare altro che prenderla tra le mani e guardarla. Non sapeva leggere, ma faceva finta ugualmente di dare un'occhiata alla piccola etichetta rotonda appiccicata sul fondo. Chissà come diavolo si chiamerà questa signora smilza e altera.
Cosa sarà mai per pensarci tanto?, diceva a se stessa dopo aver pulito il cesso, prima di raccogliere il bucato.

Il desiderio di spruzzarlo e sentire che odore avesse quel liquido che aveva il colore della sua pelle si faceva sempre più insistente e non sapeva quanto sarebbe riuscita a resistere. Sarà il profumo che ha addosso la signora, le aveva detto un'amica. No, sono convinta che non sia quello, aveva risposto lei in preda a una delle sue sensazioni che non era in grado di spiegare, ma solo di "sentire". Se se lo fosse spruzzato addosso, i rischi sarebbero stati enormi, l'avrebbe sentito la padrona al posto del solito odore di saponetta al mughetto di inizio mattina e dell'acido puzzo di sudore della sera. Non l'avrebbe perdonata.

Non si perdona nulla a una serva di colore.

Quando capì come si toglieva il tappo, finalmente poté annusarlo e le venne una profonda vertigine.
Un odore forte che sapeva di terra, radici e ricordi lontani.
Guardò fuori dalla finestra mentre continuava a odorare il forellino da cui esce il profumo. Era la solita mattina dell'Alabama. Con il calore che saliva all'orizzonte sotto forma di polvere bianca, le donne che come lei apparivano e scomparivano dalle finestre delle case e l'idea ben piantata in testa che il mondo appartiene a qualcun altro e mai sarà tuo.
Una lacrima.

Virginia un giorno decise che era ora di conoscere il nome di quel profumo. Così prese un foglio e con molta fatica copiò le lettere che componevano la piccola scritta in maiuscolo.
YOUTH DEW.
Ripose il foglietto in tasca e le sembrava come di avere un piccolo tesoro addosso, un segreto che nemmeno lei ancora conosceva, ma l'attesa la rendeva ancora più energica e piena di voglia di vivere.
A chi l'avrebbe chiesto di leggere quella scritta? Aveva pensato ai bambini, o alla signora, ma si sarebbero insospettiti e magari l'avrebbero accusata di frugare tra le loro cose, le cose dei padroni, dei bianchi. No, doveva trovare qualcun altro. Tra le amiche che lavoravano a servizio con cui faceva la strada per andare al lavoro (un pezzo con l'una, un pezzo con l'altra, finché ciascuna non era giunta alla casa dei rispettivi padroni) non ce n'era una che sapesse leggere. Lo chiese a tutte e quelle le ridevano in faccia. Per chi mi hai preso, Virginia? Io sono una serva.
Nemmeno suo marito sapeva leggere e i quattro figli ancora non andavano a scuola...
Non sapeva come fare. Da quando aveva quel foglietto in tasca,Virginia non si dava pace e la frenesia di scoprire il segreto che si celava dietro quella maledetta boccetta la cullava come una stagione alle porte.
Pregava il Signore perché la perdonasse per quei pensieri vanesi, sciocchi, ma non poteva fare altro che pensare a quel profumo, a quell'odore di... di libertà. Ecco cosa rappresentava per lei. Il profumo della libertà.

Un giorno venne in visita a casa dei signori una vecchia zia, una donna molto arzilla e buona. Virginia se ne accorse da come la guardava che le voleva bene, le sorrideva e le diceva grazie per tutto. Non come le amiche della padrona, che la guardavano come fosse un insetto da schiacciare e le davano senza volerlo dei piccoli calcetti o delle gomitate mentre serviva al tavolo.
Gli uomini bianchi le mettevano le mani sul sedere, le donne la deridevano e la infastidivano.
Bestie.

Dunque la vecchia zia era spesso sola in casa, e Virginia era sicura che prima o poi avrebbe trovato il coraggio di chiederle di leggere la scritta. Quando era nella sua stessa stanza, metteva la mano in tasca e girava e rigirava il foglietto, senza mai trovare il coraggio di chiedere.
Poi però l'occasione arrivò e Virginia non si tirò indietro. In casa non c'era nessuno, nemmeno i bambini, erano tutti alla festa al lago e miracolosamente non le avevano chiesto di andare con loro come facevano sempre (per stare dietro ai bambini). Resta con la vecchia, aveva detto la padrona.
«Scusi, signora se la importuno, ma sa io non so leggere, volevo chiederle se mi leggeva questa scritta» chiese Virginia con gli occhi bassi e le mani tremanti.
«Vediamo cosa c'è scritto. Si fa fatica a leggere... L'hai copiato tu?»
«Sì, signora.»
«YOUTH DEW, dovrebbe essere. Rugiada di giovinezza. Che meraviglia di profumo! L'hai mai sentito?»
«No. Ce l'ha la signora sul comò.»
«Ah, ecco perché l'hai chiesto. Potrebbe starti bene, lo sai? È un profumo forte, e tu sei una donna forte.»
«No, non lo so. Non ho mai avuto profumi.»
«Sai perché lo tiene lì quella scema di mia nipote? Perché apparteneva a mia figlia Lorraine, la sua migliore amica oltre che cugina, che è morta negli scontri di Atlantic City. Nessuno lo sa eccetto me, ma lei era dalla vostra parte. Era una persona stupenda» disse la vecchia con la sua cadenza lenta, in preda ai singhiozzi, sul finale.
«Lo sapevo che nascondeva un segreto bellissimo: la libertà!»
«Non esagerare, è solo un profumo. Prendi questi soldi e vattelo a comprare, ora, subito. Di' che è per me, mi conoscono. Non fermarti e non pensare a niente. Lo so che i soldi ti servirebbero per i libri dei figli, per i calzoni del marito o per un nuovo grembiule per te, ma va in città e non fermarti. Comprati questo profumo. Non farne parola con nessuno. Ogni donna si merita un po' di frivolezza qualche volta. E di giovinezza. Poi mi ricorda tanto mia figlia... Vai!»

Virginia, in lacrime, obbedì e andò a comprarsi un flacone di Rugiada di Giovinezza, Youth Dew.


Era il regalo più bello che nessuno le avesse mai fatto.

5 commenti:

  1. Blog interessantissimo grazie per averlo postato nella community ;) buona serata

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    1. Trovi? Ti ringrazio, ogni volta è una sorpresa. Buona serata a te

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  2. un racconto molto bello che nasconde al suo interno qualche cosa di prezioso

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  3. un racconto molto bello che nasconde all'interno una cosa preziosa

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    1. Oggi è la mia giornata allora! Io mi sono ispirato a quei tempi bui nei quali le donne erano nient'altro che oggetti di bellezza, e figuriamoci le donne di colore... trattate come bestie. Volevo raccontare una piccola storia, pensando ai film "the help", "Il colore viola", "la lunga strada verso casa" e così via. Grazie per averlo letto, di cuore. Buona serata e a presto (se vuoi!)

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