un Blog di Gabriele Cecchini


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giovedì 29 gennaio 2015

Il narciso addormentato - Sorelle e dintorni





Cara la mia sorellina, la vita è così: prima ti dà e poi ti toglie. Finché hai avuto quel fisichetto da sballo, accessoriato e full optional tutto andava bene, eh? Non dobbiamo dare nulla per scontato, tutto arriva e se ne va. Eh, lo so, ora che l’organetto è cambiato, è tutta un’altra musica.
Io fortunatamente o sfortunatamente, vedi tu, ho sempre avuto questo corpo molle e grassoccio, sformato, sfatto, pieno di imperfezioni e anomalie, brughiere e depressioni, ma questo era e questo è: me lo sono tenuto stretto, come si dice. Mai mi è passato per la mente di cambiare di stato (tipo da gas a liquido! Ah, che sciocca che sono). Sarà che il corpo è uno stato mentale oltre che fisico. Ricordi il matrimonio di nostra cugina Myra? Tutti gli occhi erano per te, Kate di qua, Kate di là. “Guarda che fisico Kate, ma come fa? Dovrebbe fare la fotomodella. E sua sorella Doreen? Non si guarda. Ricorda vagamente Liz Taylor. Sì, ma dopo la bomba atomica!” E via a ridere.
Li sentivo, eccome se li sentivo.
Le persone spesso sparlano e credono che gli altri non li sentano. O forse lo fanno di proposito a farsi udire, vallo a sapere. Mi sarei strozzata con le mie stesse mani, lì, davanti a loro, tutta agghindata a festa con i capelli in posa e gli occhi dipinti. A me non sei mai piaciuta. Ecco, l’ho detto. Non è vero, è una bugia che so di poter raccontare a me stessa qualche giorno infame di inizio settimana. Eri davvero una bellezza. Il corpo è uno stato mentale oltre che fisico, dicevo, già è proprio così. Tu ti sentivi bella, non ti limitavi ad esserlo. Ci sono persone che invece sono meravigliosamente affascinanti ma si sentono nulla, che maledizione; poi quelle come me: sono brutte e tali si sentono anche nell'animo. Le peggiori sono le racchie che credono di essere dive d’altri tempi, quelle le ammazzerei. Com'eri bella. Ora che sei finita sotto una macchina, e sei ridotta un tronco umano, vaglielo a spiegare alla tua mente che sei sempre tu. È chiaro: ti senti un’altra. Guardati: capelli sfibrati come paglia, occhiaie, labbra come bruciate, il collo da tacchino… Non è un bel vedere. O forse, anche se sei uscita dal coma, non capisci più un tubo? Chi può saperlo? Non è facile attribuire significati a un misero battere di ciglia, sai? Non che mi interessi un fico secco di ascoltarti o interpretarti.
Ti restituisco il nulla che mi hai dato.
Sono una donna deplorevole a farti questi discorsi, me ne rendo conto, ma non posso farne a meno. Nessuno mi sente, grazie a Dio. Averti lì, ferma, immobile, senza che mi possa rispondere… mi restituisce un potere che ho sempre desiderato avere su di te, ma non ho mai avuto. Sei sempre stata sfuggente nei miei confronti, quasi che fossi una mezza rimbambita. Sbattevi le ciglia, alzavi il sopracciglio e mi ignoravi. Li vedevo i tuoi occhi mentre ero io a parlare. Volavano su, su più alti degli aquiloni che si perdono oltre le nuvole. Ma le cose si sono sistemate. La giustizia divina mi ha vendicata. Tu lì mezza morta, io qui viva, viva! Come e più di sempre. Ora parlo io, cara Kate e tu ascolti. Certo che ascolterai. Dio quante volte avrei voluto essere ascoltata da te. Un’impresa titanica e destinata al fallimento. Può un narciso vedere oltre la propria bellezza, i propri steli, petali e foglie? No, non può. Tu non ci hai nemmeno provato. Mai. Ora giaci lì, mezza assopita... povera Kate, un narciso addormentato. Si può provare la furia più maledetta e l'amore soave allo stesso tempo? Forse sì! Questo voleva dire quella donna. Ti racconto. Hai tempo o devi scappare? Ah, che bella battuta... lercia di una Doreen. Durante un viaggio in treno, tanti anni fa, ascoltai una conversazione. Erano bei tempi, quelli. Erano anni in cui le praterie parevano sterminate e i campi rigogliosi, le notti piene di stelle e speranze, il tempo assomigliava ad un rubato in Chopin: si allentava e si affrettava verso un culmine non ben definito, ma palpabile: un bel futuro maestoso di sogni realizzati e amori vissuti fino all'ultimo. La donna disse: "La vita è un miscuglio di bene e male, crudeltà e gentilezza, inganno o ingenuità. Prima capirai che negando il brutto di te in qualche modo ti privi di qualcosa, prima vivrai veramente". Non voglio giustificarmi, però non sono un mostro se ti odio e ti amo allo stesso tempo, Kate cara. Aveva ragione quella donna.
Lo sai, quel futuro roseo non è mai arrivato.


Perdonami, in fondo non ho nessun diritto di parlarti così. Questa è sopraffazione bella e buona, lo so. So anche che per così tanto tempo non mi hai mai ascoltato. Dovevi finire immobilizzata e tramortita per riuscire ad ascoltarmi. Lurida Kate. Perdonami, sorella, ma sappi che anche tu dovrai farti perdonare da me. E ce ne vorrà di tempo, ce ne vorrà. Sai quanti battiti di ciglia? Almeno diecimila!

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