un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

mercoledì 14 gennaio 2015

Il bivio


Nel momento in cui mi sono accorta che ridevano alle mie spalle, ho deciso che li avrei uccisi. Sono come dei serpenti che strisciano dietro di me, emettono bisbigli sordi e irritanti.
Faccio la segretaria nel Comune della mia città, città dove sono nata e cresciuta.
Sto marcendo a poco a poco.

Il palazzo dove lavoro è antichissimo, pieno di scale di pietra e statue di marmo in decadenza. Guardo quei blocchi immobili e vorrei essere al loro posto, senza pensieri e senza movimenti, senza essere obbligata ad ascoltare quelle malignità. «Guarda come si veste, sembra una strega!», «Dove crede di essere, in un bordello?!», «Mi fa paura quando mi fissa...».
Cosa volete da me? Mi state strappando la vita, i pensieri. Colleghi: tutti bastardi. Mi sembrano dei manichini senza anima e senza idee proprie; non fanno fatica a vivere, loro. A volte mi chiedo se siano reali, forse sono solo delle ombre che vagano senza destino. Ci scambio qualche parola, ma leggo nei loro occhi un disprezzo atroce. «Tutto bene? Una sera o l’altra ci vediamo per una cena tra colleghi!». Mai stata invitata in dieci anni, però loro si vedono fuori dal lavoro, lo capisco dalle loro chiacchiere intime. «È forte la Clara...» Clara sarei io. Forte? Ma se nemmeno mi conosci! Vi auguro ogni male, e se fossi davvero una strega, sareste già tutti crepati, idioti!

Ho sempre saputo di essere diversa dagli altri, fin da bambina. Mi dicevo: tutti sono diversi a modo loro. Ma io sono proprio diversa. Sarà per i miei capelli - rossi e lunghi fino a sotto il sedere; sarà per la mia magrezza... o forse per i miei occhi giallastri - sembrano quelli di un gatto. Non sono mai stata bella, questo lo so, ma se fossimo tutti uguali, non sarebbe una noia? Forse dovrei vestirmi come loro: giacca e gonna grigia, calze scure e scarpe basse. Invece indosso quasi sempre minigonne, calze fini o a rete e tacchi altissimi (rischio sempre di scivolare con quella pietra liscia!). Il trucco ovviamente è di quelli pesanti: rossetto marrone caldo o rosso scuro con riga nera di contorno alle labbra, ombretto e rimmel neri, fondotinta chiaro. I chiaroscuri di Clara! I capelli li porto generalmente sciolti, ogni mattina me li tiro a dovere -  sarebbero mossi, ma io li voglio lisci e diritti giù per la schiena. Devono comporre delle righe dritte, ordinate. Odio il caos.
Mi devo alzare alle sei, benché cominci a lavorare alle nove. Ricostruzione, così la chiamo. Tutti i soldi che guadagno li spendo in vestiti firmati, trucchi di prima qualità (non quelli pubblicizzati in TV) e scarpe di ogni colore e forma. Non mi sento in colpa, soprattutto da quando mia madre è morta. Lei non faceva altro che dirmi che ero una fallita, una schiava di me stessa e dei miei vizi, che ero vanesia, vuota e superficiale. «Tu invece sei schiava dei preti e dei santi, vecchia»: così le rispondevo. Era solo invidiosa della mia giovinezza (trentadue anni dichiarati, trentacinque all’anagrafe). Anche lei da giovane faceva la vita, ma poi la paura di morire l’aveva portata sulla strada di Dio. Figuriamoci, che sciocchezze! A volte sono contenta che sia morta, mi trattava come una bambina di cinque anni. Con lei se ne sono andati i sensi di colpa, i ricordi di un’infanzia schifosa e quel puzzo di marcio che emanava negli ultimi tempi. Allo stesso tempo, però, a volte mi manca... non sempre riesco ad ammetterlo: mi mancano quei sospiri di disapprovazione e quella cantilena che faceva quando diceva il rosario. Insomma la mia vita è una barba, penserete voi. Invece no, perché non vi ho raccontato quello che faccio la sera: la puttana. Cosa ci si poteva aspettare da queste premesse? Ogni sera deve essere una persona diversa, ogni sera voglio che sia come la prima volta, un mistero. Sono allergica alle abitudini, ormai lo sanno tutti: mi faccio scopare sempre da uomini (a volte donne) diversi. Non crediate che lo faccia per soldi, no, lo faccio per piacere, sono sempre stata una maniaca del sesso. A volte, se qualcuno si comporta male, mi diverto a rovinargli la vita: chiamo la moglie e gliene dico di tutti i colori oppure le spedisco le mutande del marito con un biglietto del tipo: «Scusi signora, sono la donna che suo marito si è sbattuto ieri sera. Si è dimenticato le mutande da me, eccole. Arrivederci!» oppure «Ecco indietro i soldi che quel porco di suo marito mi ha lasciato sul comodino dopo avermi violentata. Non mi faccio pagare per i miei servizi, io! Buon Natale!».

Ultimamente però non mi diverto più, e sento che tra poco smetterò anche di battere. A volte infatti mi scopro a guardare il soffitto senza pensieri, mentre uno di quei bisonti mi sta montando. Sono afflitta proprio da quello che temevo di più al mondo: la noia di fare sempre le stesse cose! Com’è possibile? Avevo preso tutte le precauzioni necessarie... Adesso quei bisbigli si sono fatti insopportabili, soffocanti. L’ambiente mi sta schiacciando, mi sento come imprigionata in un cespuglio di rovi - come mi muovo vengo punta. È come se qualcosa si fosse rotto, le barriere che mi ero creata tutt'attorno stanno cedendo. Devo trovare il modo per fare tacere quelle voci che mi ossessionano e mi tolgono l’aria. Sono arrivata a un bivio: mi ammazzo o ammazzo loro? Un bel dilemma, cari miei. Suicidarmi è sicuramente meno faticoso e meno problematico, lo so, ma poi mi dico: me ne vado senza fare soffrire neanche un po’ i miei amati colleghi? Eh no, non pensino di liberarsi di me così facilmente! Sto escogitando un piano, che li farà tacere tutti per sempre, maledetti... la vendetta deve essere consumata qua, sulla terra, non in cielo, cara mamma! 


da "Le anime meschine", raccolta di racconti che a suo tempo trovò la casa sbagliata (un editore pessimo) dove abitare, ma comunque riuscì a non morire...

3 commenti:

  1. Complimenti! Davvero un grande talento!

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    1. 'mo grazie di cuore! A presto, un caro saluto

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  2. Ultimamente sono molto pigra nella lettura, ma il tuo racconto mi ha preso. Il ritmo, la voce narrante, lo stile mi hanno coinvolto. Metterò il tuo blog nella mia lista. Non posso perderti.

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