un Blog di Gabriele Cecchini


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sabato 10 gennaio 2015

CARRUBA!


 
Ah, cara la mia signora, non è per nulla facile. Cosa crede? Anche mettersi a nudo con la prima che ti capita a casa è una piccola battaglia quotidiana contro me stessa. Cosa vende lei? Enciclopedie? Ah, non vende niente, porta la parola di Geova. Mi scusi, devo aver capito male.

Mio marito mi dice sempre che la testa, averla o non averla, nel mio caso non fa alcuna differenza. Sì, mio marito! Non l'ha visto in giardino? Non il piccolo gnomo di marmo che saluta, eh? (ride) Sicuramente sarà nel suo garage che sferraglia, quel crisantemo. Sì, ha capito bene! È talmente morto che lo chiamo così. Mi diverte dare alle persone dei nomignoli strambi, tutti miei. Io? Io mi chiamo Ridolfa. Certo se avessi potuto sceglierlo io il nome, avrei preferito Margherita o Iris, che ne so, non certo Ridolfa. Tutti fiori, che piccola pazza che sono. Vuole qualcosa da bere? Un liquorino? Sa lo faccio io. No, non mi prenda in giro, non è di rosa! Vede che bel giallo? Lo faccio coi limoni che coltivo. Una vera delizia. Lo so già quello che sta pensando, con quei due occhi da corte suprema: no, non sono un'alcolizzata che prepara i suoi liquori e poi se li trangugia tutto il giorno in solitudine in preda alla malinconia. Le gote rosse sono rosse per il buon vivere. Dico sempre così. (beve tutto d'un fiato il bicchiere di liquore). Lei come si chiama? Vera? Ah, un nome spartano, non c'è che dire. Certo, ben si accoppia con il vestito grigio e l'aria lugubre... No, non si offenda, io dico tutto quello che mi passa per la testa. Ah se n'era accorta? E che m'importa? Pensi per sé, che è già stanca e sudata. Suonano alla porta, chi sarà? Mi scusi, la abbandono un attimo. Non beva di nascosto, eh? Lo so come siete fatte voi religiose. Era una battuta, non si offenda, si rimetta seduta, che devo vedere chi è alla porta. (si allontana) Lo so già chi è (tra i denti). Piccolino, la tua palla è finita nel nostro giardino dietro casa? Certo che te la prendo. (prende la palla). Oh dev'essere caduta su qualcosa di appuntito. Si è bucata! Da parte a parte... che peccato. Su, su, che ho ospiti, saluta la mamma. (Torna dalla donna). Che maleducato. Sono stata io a passarla da parte a parte con un coltellaccio. Sì, lo confesso, cara la mia Vera. Ma aveva bisogno di una lezione! Sta tutto il giorno alla porta a chiedere quella stramaledetta palla. Nessuno è più capace di educare i figli. No, io figli non ne ho. Cosa vorrebbe dire? Ah, che si vede? Devo stare zitta? Allora, cara la mia Vera, che tanto 'vera' non mi pare, è ora che se ne vada. Io apro il mio cuore e lei cosa fa? Mi insulta e pure in casa mia? La saluto, prenda Geova, i suoi giornaletti e mi lasci in pace, quegli occhi da topastro mi hanno stancata. (grida, perché la donna se ne sta andando): Ah, dimenticavo! Sa che nome le ho dato? Carruba! Secca e puzzolente come lei! (ride)​

Gabriele Cecchini 

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