un Blog di Gabriele Cecchini


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martedì 6 gennaio 2015

Le lacrime dolciastre di Petra von Kant - Fassbinder dove sei?!




Petra si alza e non sa che fare. Dov'è quella smidollata di Karin?, pensa cercando di ricordare dove si trova. Ha questo brutto vizio di dimenticarsi il letto dove ha giaciuto, al risveglio. Ci vorrebbe proprio Karin, la sua donna. Petra preferisce definirla amante, perché, parole sue, c'è più gusto del proibito. Karin invece non ama quella parola, le dà l'idea di provvisorietà, come se lei che le sta accanto ormai da anni fosse solo uno sfizio.
Petra poi pensa subito a quei giorni: ci sarà la luna piena e qualcosa dovrà accadere. Ne è certa. Queste fantasie infantili permangono dentro di lei e ogni estate raggiunge stati di esaltazione davvero assurdi. Sua madre e suo padre dopotutto si sono conosciuti in una di quelle notti stellate lì; lei non era ancora nata, ma da bambina non c'era estate nella quale non si facesse raccontare da sua madre Valerie o da suo padre Rainer la storia del loro primo incontro. Lei usava parole fantasiose, superbe, che creavano voci e melodie dentro di lei; lui, al contrario, cantava all'unisono con i suoi pensieri: diretto e deckso, il suo racconto non era meno affascinante di quello materno, solo differente. Ora entrambi sono partiti, lei ama dire così, ciascuno a modo suo. E lei, a quarantacinque anni suonati, è certa che in quella notte di mezza estate qualcosa succederà. Darà una festa proprio perché i desideri sopiti e le mescolanze di idee e ardori possano fluire verso punti inaspettati e indissolubilmente futuri.

Ha riposato anche troppo. Che ore sono? Le dieci? La festa sarà iniziata da un pezzo... Si veste in fretta e furia e si trucca, anche. Scende in giardino e sente un profumo inconfondibile di gardenie e acqua marina. Chiude gli occhi, inspira ed espira.
«Ma dove sono tutti?» chiede.
«In spiaggia, signora, tutti a chiedere di lei.. ma dov'era? Non sapevo che fare» risponde Marlene, la sua dipendente. «E tu non mi sei venuta a cercare, razza di rammollita?» la redarguisce lei, «lo sai che mi addormento sempre nei momenti meno opportuni.»
«Sentiamo, stavolta dove si è addormentata? In camera sua non c'era, l'ho cercata in ogni dove» prosegue Marlene.
«Che ne so... Portami rispetto, rammollita. Dunque, mi sono alzata, sono scesa in giardino...»
«Glielo dico io dov'era, adesso ho capito, era all'hotel. Lì non sono venuta a cercarla, se permette, qui tutti a chiedere da bere, da mangiare... che guaio che è, signora.»
«Non ti azzardare sai? Sei solo una serva, vattene» colpisce e affonda Petra senza pudore alcuno. Poi ricorda quanto Marlene le sia sempre stata vicino, in ogni momento della sua strana esistenza piena di risvegli inopportuni e disdicevoli, di segreti da tenere chiusi a chiave, dunque le si avvicina e la bacia sulla bocca, chiedendole scusa.
«Petra, che fine hai fatto? Ci sei mancata!» è Karin, la sua amante che finge regolarmente di non esserlo. Questi pudori da piccola religiosa Petra non li può sopportare. Quando c'è un pubblico, Karin finge. Sotto certi aspetti questo la eccita anche, è fuor di dubbio, ma questo è un altro discorso. Ora la abbraccia come si abbraccia una sorella e lei le sussurra all'orecchio: «Piccola borghese immonda», Karin arrossisce e la trascina in spiaggia.
«Di nuovo all'hotel, vero? Quando Marlene non ti ha trovata ho capito subito dove potessi essere finita. In quella stramaledetta stanza dove i tuoi genitori ti hanno concepita. E per fortuna stavolta ci sei andata da sola - lo vedo da come sei stralunata. Non so come farò con questa tua morbosità. E infedeltà, pure.»
«Karin, sei meschina, stasera accadranno cose bellissime! Non lo sai? C'è la luna piena e siamo in estate. Che estate splendida è stata, non trovi? Dimmi che lo è stata anche per te, amore mio, sono così stanca di sentirti contraddirmi continuamente. In fondo sono io che ti ma...» e si ferma un attimo prima dell'indicibile e orrendo ricatto dei soldi.
«Petra, lo so cosa stavi per dire, ma non ci bado più, il tuo sadismo nei miei confronti è solo pari al mio masochismo, ma non sempre. A volte ti spingi troppo oltre. Sarà la solita nottata di merda, calda e appiccicosa.»
«Sadica io, eh? E tu questo come lo chiameresti se non sadismo bello e buono? Spegni i miei entusiasmi» brontola Petra fintamente affranta - con un occhio si sta già gustando lo spettacolo della luna che si riflette nel mare.
«Spengo gli entusiasmi? Dovrei prendere un estintore! Se non ne spegnessi qualcuno, vivremmo continuamente nel delirio più totale. E poi dopo queste scorribande di allegrie e mirabolanti ardori, piombi nello sconforto più nero e lì arriva il brutto», si toglie un capello dalla guancia.
Karin è una donna che forse è più facile presentare per i suoi discorsi che per le sue fattezze, perché, a voler essere del tutto sinceri, la si potrebbe confondere con una qualsiasi donna tedesca di un certo tipo, il tipo alto, capello rosso occhi troppo vicini al naso così che il viso risulta troppo largo, bocca dalle labbra alla stregua di un sottile filo d'erba, e fisico asciutto, affusolato e infinito. Petra la ama proprio per questo suo essere terribilmente spartana anche nei modi oltreché nei lineamenti. E' il suo opposto: Petra è una donna che ama lustrarsi e conciarsi per le feste ad ogni ora del giorno e soprattutto della notte. Piume, scintillii debosciati e nei posticci costituiscono l'essenza di Petra. Femminilità formato donna. Un viso magro, naso perfetto e ciglia lunghissime fanno assomigliare la sua fisionomia alle grandi dive del passato e lei, che ne è consapevole, ama imitare ora l'una ora l'altra. Marlene, quando le viene permesso e non accade così spesso, si diverte a trovare le somiglianze. Petra, se vuole, sa essere una vera balorda.

Ora ha in mano un bicchiere di champagne e tiene a braccetto Karin. «Se mi stai così attaccata come può accadermi qualcosa di magico, vatti a fare un giro. Una zecchetta sei, ecco» la assilla mordendole un orecchio. Karin con il broncio, che poi è un gioco, si allontana e va a chiacchierare con gli ospiti.
Una combriccola di mezzi artisti e scrittori, fini scenografi dediti all'alcol giorno e notte e soubrette della terza età che non hanno ancora trovato il pudore di coprire le proprie nudità cadenti. Ma Petra ama queste compagnie così debosciate e piene di vita, dando quelle feste sente di essere importante per loro. Sboccia di colori tutti suoi in mezzo ai folli.
«Marlene, portami uno scialle, che fa freddo» grida con una malvagità premeditata. La cameriera con sguardo dimesso glielo mette attorno alle spalle e la bacia sulla nuca.
«Via, via, aria!» la mortifica la padrona.
All'improvviso Petra guarda il cielo e vede una stella cadente, poi un'altra e infine un'altra ancora, tutte vanno a finire nell'acqua blu. «Forza, andiamo a fare il bagno!» grida piena di vita, e rivolta a Marlene: «Vieni anche tu, scema». Già completamente nuda, Petra si avvia saltellando come una bambina verso la spiaggia. Karin la segue e anche tutti gli altri. I corpi si perdono in mezzo alle grida sguaiate, allegre che piombano sull'acqua turbandone la quiete. Gli schiamazzi non si contano, con canti stonati e versi animaleschi che per fortuna muoiono in fretta.
All'improvviso Petra zittisce tutti. «Ho ritrovato fiducia nel destino, ho ritrovato fiducia nel destino!» strilla a tamburo battente mentre riempie Marlene e Karin di schizzi.
Karin gioisce sempre nel vederla così felice, e, per qualche attimo, riesce a dimenticare il resto; si concede alla gioia della sua amante.


Petra von Kant guarda Karin Thimm e le chiede di raccontarle un'altra volta la storia dei suoi genitori, di Rainer e Valerie, e lei la accontenta, ma prima la bacia sulle sue guance così perfette e sente un sapore di lacrime vagamente dolciastro che non dimenticherà.


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