un Blog di Gabriele Cecchini


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lunedì 13 ottobre 2014

Intervista su La bottega delle parole danzanti


Grazie a Rossella Assanti e Barbara Villa Mastropierro! 


1.                Com'è iniziata la tua carriera di scrittore, cosa ti ha portato a prendere in mano una penna e farne la tua arma?

In realtà ho iniziato a scrivere tanti anni fa, con una vecchia macchina da scrivere trovata in soffitta. All'epoca erano più che altro rielaborazioni di film e serial visti in TV. Un vero orrore. Poi per tanti anni non ho più scritto, ho ricominciato quasi naturalmente durante gli anni dell'università, a Bologna, con racconti brevi e non mi sono più fermato. Per rispondere alla domanda, credo di aver iniziato a scrivere per mille motivi: per rinchiudermi in mondi paralleli più fantasiosi, per rabbia, per raggiungere gli altri ed essere amato.

                 
          Qual è stata la scintilla, il big bang dell'anima che ha generato quest'opera?

Nasce da un fatto realmente accaduto. Durante una lezione all'università, una professoressa decisamente odiosa è caduta davanti ai miei occhi increduli. Una donna piena di sé, asettica, anaffettiva, che non aveva pietà con gli studenti. Da lì ho iniziato a fantasticare, e mano a mano che scrivevo da pura e semplice vendetta la storia si è trasformata in un percorso (minato) di formazione di una donna di quarant'anni. Prima del romanzo, avevo scritto un racconto avente lo stesso titolo, che era risultato finalista al Premio 'Arturo Loria' di Carpi ed era piaciuto molto (venne pubblicato in antologia per Marcos y Marcos). Dopo qualche tempo mi sono accorto che la storia di Rita Riboldi si prestava per essere trasformata in romanzo, allora ho ripreso il racconto e quella pestifera zitella ha avuto ciò che si meritava!
  
             “La caduta” è il titolo del libro, ma è anche una parola chiave all'interno di esso. Un'azione apparentemente banale ma gravida di significati profondi, nascosti, tanto che dopo di essa la protagonista assume tutt'altra forma e vita all'interno della storia. Cosa c'è, quindi, realmente dietro questa “caduta”?

La caduta può essere un lutto, una separazione, un incidente... diciamo: un evento casuale che ti obbliga a fare i conti con te stesso. Rita, la protagonista, vede cadere una ad una tutte le maschere e gli schemi, le difese e le piccole subdole verità che si era cucita addosso per sopravvivere. Si potrebbe dire che, in qualche modo, è obbligata a ricostituirsi come persona. E qui arriva il tema centrale del romanzo, a mio avviso: il desiderio. Scoprire di non avere seguito i propri desideri o di non sapere dove siano andati a finire è una vera e propria tragedia per un individuo, credo. La caduta, attraverso un'esplosione violenta e improvvisa, non fa altro che mettere a fuoco la vacuità della vita di Rita, che era scollegata dal desiderio. Così si trova a dover raccogliere e rimettere insieme i pezzi.

       
       Hai affrontato l'omosessualità, ma anche una specie di sdoppiamento interiore del personaggio, amore e violenza. Una donna a tratti quasi bipolare e il narratore ad un certo punto si perde dentro di essa. Raccontaci un po' di lei...

Era proprio questo il mio intento: permettere al lettore di precipitare dentro la mente della protagonista, insieme a me, il narratore. Come la Erika Kohut de 'La Pianista' di Elfriede Jelinek, Rita vive assieme alla madre in un piccolo acquario di plastica, asfittico e terribile, non ha vere amiche e ha rinunciato da tempo all'amore. La sua natura individualista e intransigente ha bruciato attorno a lei tutte le occasioni, su ogni fronte. L'unico ambito nel quale si sente viva, realizzata è la professione - il suo rifugio nei confronti di una famiglia ostile e troppo vuota di significati. Il rapporto con la madre è una vera tortura quotidiana, ma nonostante questo Rita non se ne va, resta in quel buco a soffrire - un po' come Winnie in Giorni Felici di Beckett. L'omosessualità nel libro ha un sapore onirico, irreale. Rita nel romanzo non ha ancora raggiunto la consapevolezza giusta per poter capire chi vuole al suo fianco, chi desidera - se un uomo o una donna. È una fase nella sua maturazione tardiva, quasi che tornasse adolescente e dovesse ancora fare le prime esperienze sessuali. Forse ci riuscirà in futuro, dopo la fine del romanzo!


         La scena finale rimanda quasi a quella iniziale, come se tutto il travaglio interiore della donna completi un cerchio e il luogo non fosse casuale...

Il senso del finale è quello che affiora in tutto il romanzo: Rita è caduta per caso e, se non deciderà di intraprendere un cammino di crescita, per caso potrebbe tornare al punto di partenza o, chissà, cadere ancora più in basso. Voglio dire: la conoscenza e la consapevolezza di sé sono imprescindibili per poter vivere pienamente l'esistenza. Senza sforzo e fatica, sacrificio e determinazione, non si cambia nulla.

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