un Blog di Gabriele Cecchini


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sabato 5 aprile 2014

Occupo poco spazio - Nada - un Capolavoro


Ci sono artisti che per fortuna decidono di fare scelte individuali, che si discostano dalla massa e dalle mode e perseguono unicamente la propria strada, la propria idea di arte. Nada è una di queste. 
Le grandi occasioni di ascoltare musica superba ormai nascono e si consumano lontano dalle grandi testate, dai giornali e da coloro che decidono cosa avrà successo e cosa no. Sicuramente è un bene, ma allo stesso tempo un male. Un bene perché, come nel caso di Nada, noi pubblico possiamo usufruire di musica meravigliosa toccandola con mano, spendendo spesso niente se non la benzina per raggiungere la piazza o il locale e vederla da vicino, a contatto con chi la fa e la sua voglia di dire, di donarsi. Arrivare a un centimetro dal nucleo che crea tante fantastiche storie in musica. Un male perché finisce per appiattirsi sempre più il gusto generalista a scapito della sperimentazione e della eterogeneità. Nada purtroppo se la ricordano tutti solo per "Ma che freddo fa" e "Amore disperato", nessuno o solo pochi troppo pochi conoscono il suo percorso cantautorale iniziato negli anni '90 (dal 1992 scrive tutto lei) che prosegue tuttora e che l'ha portata a questa maturità artistica e personale di Occupo poco spazio, un disco profondo e coraggioso. Le parole è facile usarle a sproposito, lo so, del resto sono sempre quelle, ma in questo caso coraggioso e profondo assumono il loro significato più alto e vero. La scrittura melodica di Nada non è mai noiosa o appunto "spocchiosa" nel senso di non lasciarsi canticchiare o ricordare; benché sia musica densa di emozioni e sentimenti non comuni (o peggio fasulli), ha il grossissimo pregio di restare popolare, orecchiabile. In questo disco in particolare Nada pare inglobare tutta la sua lunga storia e trasformarla in un magma sonoro nuovo ma conosciuto, pauroso e rassicurante che restituisce e dona senso nuovo alla canzone di oggi. 
I testi sono la vera innovazione, popolati di immagini surreali, sognanti e vivide; si capisce che vengono dall'istinto, dalla verità di una donna che ha il coraggio di guardarsi dentro e attorno senza paura e di proporlo al pubblico lontana da intermediazioni o carinerie. Lei al funerale non ci vuole andare, ma che funerale è? E' il funerale di questi tempi ormai vuoti di senso. Si sente sfatta come una polpetta, canta di fiumi di sangue su cui un'umanità schiava è costretta a danzare, ci dice che l'amore non si sa mai cosa nasconde agli occhi giudicanti degli altri (io lo vivo come me), racconta di donne volute  terroriste dagli altri o che sperano che la propria vita possa cambiare. 
Poi c'è la voce che è superba e migliora con gli anni. Canta senza risparmiarsi e delineando livelli sonori miracolosi che come una foglia nel vento si appoggiano su arrangiamenti dissonanti e terribilmente nuovi. I frammenti di melodie che popolano i sottocanti e i "ripieni" sono geniali, e ben si abbinano a una musica che non vuole piacere o dare risposte chiare, solo stimolare e proporsi nella sua sincerità. Ma piacciono, eccome se piacciono.
Occupa poco spazio perché non glielo danno, ma forse lei non lo vorrebbe nemmeno, sta bene lì nel suo cantuccio a guardare e raccontare in modo disincantato ma fiabesco, a tratti gotico, una realtà che macina senza lasciare il tempo nemmeno di seminare. Ma, cara Nada, voglio dirti che lo spazio che crei - e non che occupi - è immenso e vive e si rigenera ogni volta che aggiungi un pezzetto in più della tua poetica ai nostri mondi quotidiani, che hanno bisogno come gli assetati di nuove fonti da cui ricercare sollievo e dalle quali porsi nuove stimolanti domande.

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