un Blog di Gabriele Cecchini


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domenica 13 aprile 2014

Joan as Police Woman, L'Amazzone gentile



"The Classic" è una summa della musica americana di sempre: fiati soul, ritmi blues, cori alla Stevie Wonder, alcuni fraseggi funky, episodi 50's. Un concentrato scintillante dal sapore Motown immerso in una contemporaneità di suoni esemplare - vedi la coda di suoni distorti in alcuni pezzi (in Good Together ad esempio).
Joan Wasser dal vivo restituisce a questo vero e proprio "Classico" una vibrazione rock che non ti lascia nemmeno dopo la fine del concerto, ti resta dentro per giorni. Finalmente una vera regina che non ha paura di sottomettere i suoi sudditi a suon di chitarra, violino e tastiere. Ha la sfrontatezza di chi sa che ciò che propone le appartiene come le vene e il dolore che le ha attraversate in passato. Non sembra tremare, avere paura. Poi capita che in certe strofe lente passi come un arcobaleno nel cielo ancora grigio una smorfia di consapevolezza soffocata, un gemito di desolazione dura, terrena (in Stay, quando nel bel mezzo del ritornello un silenzio soave ruba la scena alla voce, o ancora nell'ultimo intensissimo brano, Your song, solo piano e voce). 
Lei nelle interviste dice che ha cercato un'attitudine più positiva mettendo da parte un certo ipercriticismo, e sicuramente sarà così, ma il disco e il concerto sono così convincenti e toccanti perché sotto la superficie si sente pulsare un'anima ferita dalle storture della vita, dalla morte, e la rabbia che del passato brucia ancora (vedi l'attacco di "What would you do": una minaccia incombente, inquietante). I testi non mentono e rivelano questa consapevolezza: al dolore si sopravvive, si tira avanti ma resta lì in un angolo che mai ci abbandona. Per fortuna. 
Dopo il concerto al Bronson di Ravenna, Joan si siede al banco dei cd (da noi nemmeno l'ultima stellina uscita dai talent lo fa) e firma ogni cosa col sorriso sulle labbra, chiacchiera, guarda negli occhi il pubblico ancora in evidente estasi e ringrazia uno ad uno, sorride felice come chi è pieno di gioia perché ha appena fatto la cosa che al mondo ama di più fare: stare sul palco e suonare i suoi pezzi.

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