un Blog di Gabriele Cecchini


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domenica 3 novembre 2013

Meschina - 2 - Una vecchia storia

      
Se ne andò a casa non curandosi dei suoi impegni, che quel pomeriggio comprendevano tra l’altro le prove degli abiti per la serata finale. Camminò senza rendersi conto di nulla intorno a lei, sembrava un robot. La dimensione degli alberi, dei passanti, delle prime gocce del temporale che stava arrivando, dei muri chiari delle case del suo quartiere non era la dimensione dove volavano rapidi i suoi pensieri, pensieri che temeva da sempre.
Entrò in casa e si sedette sul divano, senza neanche togliersi la giacca di pelliccia (regalo di suo marito in occasione di un premio alla carriera che le avevano assegnato molti anni prima). Una nebbia confusa di ricordi si condensavano rapidamente nella mente come vapore stringendole lo stomaco. Aveva impiegato così tanto tempo a dimenticare quell’episodio della sua vita... E adesso in un attimo tornava a galla, in una stupida giornata come tutte le altre.
Tutto accadde molti anni prima, quando ancora non era diventata la moglie del famoso Dall’Oca. Dorotea l’aveva abbandonata al padre (Juan Miguel Rigual) appena nata, il 15 marzo di ventiquattro anni prima, dopo aver trascorso i nove mesi della gravidanza a casa di lui in compagnia di sua madre Carmen Maria, di sua nonna Consuelo e di sua sorella Dolores Francisca, (tre matte delle quali ricordava solo le risate sguaiate, ancora echeggiavano nelle sue piccole orecchie!). Che gente misera! Che squallore! Come aveva potuto resistere tanto in quella casa così maleodorante e tetra? Ovvio che l’amore per Juan, se mai c’era stato, era finito nel momento stesso in cui aveva conosciuto la sua famiglia e visto la sua casa (un appartamento al quindicesimo piano a Madrid, in piena periferia). Non appena i suoi occhietti orripilati videro il vestito da sera firmato Valentino (lungo, di raso bianco, tutto ricamato a mano) posarsi su quel pavimento lercio, Dorotea gridò con tutto il fiato che aveva in gola.
«¿Qué te pasa, Dorrrotea?» aveva detto Juan con venti ‘r’ − cosa che la irritava da morire − guardandola senza capire.
Sparì dalle scene per quei nove lunghi mesi, e fu così fortunata che nessuno la cercò, grazie al suo fidato agente Riccardo, che gestì la situazione al meglio (o forse perché tutti vissero la sua scomparsa come una benedizione?); era l’unico a sapere la verità, neanche la famiglia di Dorotea seppe della gravidanza. Aveva pagato profumatamente il silenzio di quegli zotici spagnoli, come usava chiamarli. Già immaginava i titoli sui giornali: “La cantante egoista abbandona la figlia in fasce, la carriera è più importante”... Non si rimproverava il fatto di avere abbandonato la bambina, continuava invece a chiedersi come avesse potuto compiere uno sbaglio del genere con quel disgraziato (bello, ma disgraziato): lei, che calcolava tutto nei minimi dettagli! Sbatté la testa contro il muro, si schiaffeggiò e maledisse tutti i santi del Vangelo, per non aver tenuto tutto sotto controllo, per aver distrutto i suoi piani. Come odiava sentirsi la protagonista di una di quelle pellicole sdolcinate dove la cantante famosa si innamora del cameriere dell’albergo, che sbaglio! Forse non ne era innamorata, ma solo attratta, dato che per lei il romanticismo era la cosa più assurda mai esistita sulla terra (lo ripeteva in ogni occasione con aria sprezzante). Come se non bastasse, tutto era accaduto nel momento d’oro della sua carriera.
Da dove salta fuori quella zingara? Come si sono permessi di dirle che sono sua madre? Forse non lo sa, magari è solo una caso... Come osa piombare nella mia vita? Parla così bene l’italiano... Forse è cresciuta in Italia... Maledetti impostori! Chissà cosa penserebbero gli organizzatori del concorso... fortunatamente mio marito é morto, e non corre il rischio di vedere una scena da film di terz’ordine come questa. Brutta strega! Chi le dà il permesso di insinuarsi di nuovo nella mia vita? Per non parlare di quel vestito e di quei capelli... negherò di averla mai messa al mondo. Se mi capita a tiro suo padre, lo strozzo! Forse è solo una coincidenza, magari non sa nulla. E tutte quelle notizie su di me? Magari è solo una maniaca della lirica... Alla mia età non posso permettermi certi scossoni, lo dice sempre il mio medico. Cosa farò ora? Avevo fatto di tutto per dimenticare quell’anno, e adesso senza preavviso ti arriva quella specie di drogata a mettere tutto in disordine. Chissà quegli zoticoni come l’avranno cresciuta. Non ho mai visto in vita mia tutto lo sporco che vidi in casa loro in quei nove mesi. Non dico nulla sul cibo che preparavano... talmente unto e grasso che poi sono stata costretta a disintossicarmi in una clinica. E poi quel modo di parlare... come se avessero un ascesso in bocca... ogni volta che sento parlare uno spagnolo quasi mi viene da vomitare. Quella vecchia maledetta sputava come un lama e tossiva tutto il giorno, che schifo! Com’ero giovane e stupida, tanto stupida da farmi infinocchiare da due parole dolci e da quegli occhi neri... (che occhi, però!). Mi sono giocata la carriera per un torero mancato! Io, che guardo solo film western e film di guerra! Juan Miguel Rigual, ovunque tu sia spero muoia presto, tu e tutta la tua famiglia. Credono che adesso vedendo quella teppista, mi metta a piangere e a gridare «Figlia mia...» come in una telenovela? Eh no, care mie, Dorotea Bassani non è quel tipo di donna sentimentale e piagnucolosa, nossignore! Anzi, se non ci fossero conseguenze, la ucciderei con le mie stesse mani! Forse dovrei pagare per il suo silenzio, ma se si presenta qua tutta la famiglia a ricattarmi? E se mi ammazzano? Ho già pagato allora per il silenzio di tutta la stirpe! Proprio adesso che volevo comprarmi quella magnifica villetta con piscina in Sicilia... Ah no, i miei piani non li guasta nessuno! La vita continua, come diceva sempre mia madre. Che santa donna! Ha seppellito tre mariti, due figlie e due cani senza mai versare una lacrima; che integrità, che saggezza! Se solo avesse saputo dell’incidente spagnolo, mi avrebbe diseredata. E adesso io, soprano in pensione, dopo aver seppellito un marito, una madre, un padre e tre figlie legittime (in un incidente aereo), dovrei trovarmi coperta di letame da una sciroccata con la cresta che canta Sinatra in quella maniera volgare? Giammai! In nome della mia povera madre difenderò il mio onore. Oddio! Squilla il telefono! E se fosse lei? Cosa le dico? Io non rispondo, tanto c’è la segreteria telefonica... ... È solo la sartoria, mi sono dimenticata di andare a provare gli abiti per la serata finale. Prima di ripartire mi scolo un bel whisky, ne ho proprio voglia. Marcello, non guardarmi da lassù, chiudi gli occhi, lo so che non vuoi che beva... al diavolo anche te, tanto sei morto e sepolto!

Questa fu la reazione di Dorotea alla comparsa della figlia, la reazione che tutti si sarebbero aspettati da lei, dal suo carattere orgoglioso, egoista e tremendamente snob.    

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