un Blog di Gabriele Cecchini


un blog di Gabriele Cecchini

giovedì 7 novembre 2013

Comaneci in concerto - Attimi di eternità in musica



Non voglio scrivere una recensione, un po' perché non ho le competenze, un po' perché voglio che questo post parli in maniera densa, vorticosa di questo fantastico duo che adoro (hanno già diversi album all'attivo, l'ultimo è Uh!); utilizzando un approccio emotivo voglio introdurvi al loro mondo poetico. E' superfluo dire che sono degli strumentisti sopraffini (suonano entrambi tanti strumenti) e le loro voci sono un miscuglio passionale, perfetto di dolcezza, forza e fragilità.

Starsene davanti a Glauco e Francesca e ascoltare le loro storie in musica significa lasciarsi condurre dentro i meandri di una specie di inconscio collettivo, starsene sospesi a guardare i nostri desideri da un'altura sperduta in mezzo alle acque. Ebbene sì, almeno per me è così. Lascio sulla soglia il mondo brutale, vischioso, banale e mi introduco in un luogo segreto dove a cantare sono fantasie oniriche,  pensieri profondi, inespressi e inesprimibili a parole.

Atmosfere ambrate si alternano a sprazzi del sole di maggio, a folate di un autunno etereo, bizzarro, ti entrano nelle viscere i ricordi di pomeriggi addormentati sulle rive di fiumi fatti di storia, cultura e popoli. 

Mi ritrovo a spasso per una highway mezza buia con l'ombra nera delle montagne che occupa la carreggiata, è il passato che non vuole morire (On my path); poi mi faccio piccino e mi lascio guidare da una cavalletta e sento, percepisco la vulnerabilità di una vita appesa a un filo (Grasshopper); mi infilo sotto un divano a guardare una donna che piange le sue pene perché le ha provate tutte nel tentativo di essere amata, di essere donna, ma niente (The easiest way); mi siedo in mezzo a un prato immenso grande come tutta la terra pieno di persone che sanno ascoltare e guardarsi con clemenza in uno scambio di piccole benefiche vibrazioni (Flesh); infine mi unisco a una carovana di artisti che si allontana da un paese fantasma in mezzo al nulla (We came when the frog started talking)...

Ti dispiace un po' che alcune canzoni siano brevi, ma poi capisci che per cogliere l'essenza dei sentimenti umani che i Comaneci ci fanno attraversare bastano piccoli suggerimenti - non tutto va detto, non conta la durata; basta godere di quel piccolo morso di eternità e vivere nell'attesa che ne arrivi un altro, con la malinconica consapevolezza che chissà potrebbe anche non arrivare.  
Per fortuna i Comaneci ci sono e fanno tanti concerti, e dunque ci sono ancora occasioni per posarci su quell'altura e lasciarci incantare.



Nessun commento:

Posta un commento